Lampedusa, licenziati i netturbini senza stipendio

Recapitati i telegrammi di licenziamento con effetto immediato agli operatori ecologici di Lampedusa mentre si trovavano davanti la discarica per sapere il motivo per cui le ditte avevano inviato altri cinque operatori dalla Sicilia. Il 14 novembre le ditte avevano trasmesso ai lavoratori lettere di contestazione per la lunga astensione dal lavoro che era stata messa in atto per protesta sui ritardi degli stipendi

In copertina: Centro di conferimento rifiuti comunale di Lampedusa

di Mauro Seminara

Quella degli operatori ecologici di Lampedusa e Linosa, dipendenti del Raggruppamento Temporaneo di Imprese capogruppo Iseda, era una causa persa in partenza. Condizione deducibile dalla totale assenza di tutele da parte delle istituzioni e di solidarietà da parte della cittadinanza. Oggi un postino si è recato presso il centro di conferenza rifiuti comunale per consegnare i telegrammi, trasmessi ieri, con cui il datore di lavoro ha comunicato il licenziamento ai suoi dipendenti lampedusani. Gli operatori ecologici si trovavano tutti davanti il cancello del centro dalle nove di questa mattina. Il motivo del raduno, insieme ai rappresentanti sindacali di Lampedusa e qualche cittadino solidale è stata la notizia dell’arrivo di cinque colleghi atterrati stamane sull’isola per dare seguito all’ordinanza sindacale con cui il primo cittadino Totò Martello aveva chiesto che l’Associazione Temporanea di Imprese avviasse il servizio di raccolta rifiuti nelle more del nuovo contratto d’appalto ancora da firmare. Il motivo del licenziamento invece è la rescissione del contratto da parte dello stesso sindaco, con data 15 novembre, del rapporto con l’RTI Iseda, Seap Sea, per non aver dato seguito all’ordinanza sindacale del 12 novembre. Lo stesso 15 novembre, con ordinanza sindacale, l’amministrazione comunale si rivolgeva all’ATI che ha capogruppo sempre la Iseda e associate Seap e Sea insieme ad Ecoin, Traina e Icos, perché si desse avvio alla raccolta rifiuti. Tutto o quasi in sovrapposizione all’astensione dal lavoro degli operatori ecologici di Lampedusa per l’ennesimo grave ritardo nel pagamento degli stipendi. Il risultato provvisorio è quindi di 18 persone licenziate a Lampedusa, cinque temporaneamente trasferite a Lampedusa dalla provincia di Agrigento per sostituirle ed un contratto da firmare con dei lavoratori in attesa di cinque mesi di stipendio arretrato da “riassorbire” con assunzione da parte delle sei ditte che compongono l’ATI di cui sono parte la stessa capogruppo Iseda e le due già associate.

Operatori ecologici davanti il CCR di Lampedusa

In estrema e provocatoria sintesi potrebbe sembrare che gli operatori ecologici sono stati licenziati perché non si accollavano in assoluto silenzio di non ricevere il salario. La situazione però è ben più complicata e richiama alla memoria quel far west in cui la giustizia era arbitraria e gli sceriffi erano anche giudici. Il telegramma consegnato ai lavoratori anticipa la lettera di licenziamento che essi riceveranno a mezzo raccomandata, e rappresenta la risposta alla formale richiesta che gli operatori ecologici hanno inviato alle ditte per chiedere “nero su bianco” se dovevano considerarsi in ferie forzate o disoccupati. Solo che il telegramma consegnato oggi, dopo la richiesta dei lavoratori, era stato trasmesso già ieri e non recapitato fino all’odierna ora di pranzo agli operatori ecologici riuniti davanti il cancello del centro comunale di raccolta. Richiesta legittima, quella degli operatori ecologici di Lampedusa, alla luce della nota del sindaco con cui comunicava alle ditte che i rapporti con l’amministrazione comunale dovevano intendersi risolti ed alla luce dell’invio di cinque operatori ecologici dalla Sicilia a Lampedusa. Ieri, infatti, giorno di invio – ma non di ricezione – del telegramma di licenziamento, i lavoratori asseriscono di essere stati rassicurati con un periodo di ferie in attesa dell’avvio del nuovo contratto. Adesso, appena licenziati, i lavoratori hanno ricevuto altra e nuova rassicurazione da parte del Comune che verranno certamente riassunti con il nuovo raggruppamento di imprese per il nuovo contratto. Intanto, sull’isola ci sono cinque loro colleghi che svolgeranno il servizio di raccolta rifiuti al loro posto.

Il licenziamento segue di due giorni la lettera di contestazione del 14 novembre, giorno in cui gli operatori avevano ripreso il servizio dopo la lunga astensione iniziata il 2 novembre, nella quale si intimava ai dipendenti di giustificare entro cinque giorni il motivo dell’interruzione di servizio. Nel frattempo, il sindaco rompe i rapporti con l’RTI capogruppo Iseda e questa licenzia i lavoratori senza anticipazioni su nuove assunzioni e senza alcun preavviso, ad effetto immediato. Ma i licenziati sono dipendenti delle singole imprese e non dell’ATI, o RTI, e le stesse ditte fanno parte dell’ATI che dovrà svolgere il servizio in affidamento temporaneo fino all’esecutività del contratto che le sei ditte associate hanno vinto in gara d’appalto. In mezzo ci sono le note e le ordinanze sindacali. Giovedì il sindaco aveva protocollato una nuova ordinanza sindacale cui era seguita nota risolutiva del rapporto con le ditte (Iseda, Seap, Sea). Ieri mattina gli operatori, accompagnati dalla delegazione sindacale, si erano recati dal sindaco per un incontro. Al termine del ricevimento, i lavoratori pare abbiano avuto conferme sulle rassicurazioni delle ditte sul mantenimento del lavoro con uno “stato di stand by”; che però non significa nulla di esatto o giuridicamente riconosciuto in Italia. Stand by che si è poi trasformato in un licenziamento invece che in ferie forzate nelle more del nuovo contratto. Nel frattempo, con prove fotografiche che giravano sugli smartphone degli operatori ecologici radunati “in stand by” davanti il centro comunale di raccolta, mezzi da movimento terra e personale non qualificato ed estraneo alle ditte dell’RTI, operavano la raccolta rifiuti per le vie del centro abitato di Lampedusa

In attesa di sviluppi, con un contratto che l’amministrazione comunale deve ancora firmare per la gestione dei rifiuti a quel nuovo Raggruppamento Temporaneo di Imprese composto dalle stesse tre ditte uscenti associate ad altre tre, ed in attesta di sapere se e quanti tra i lavoratori oggi licenziati verranno assunti successivamente, a Lampedusa si registra una depressione occupazionale di sensibile peso. Decine di unità lavorative erano già rimaste senza lavoro con la rimodulazione dell’affidamento servizi del centro per migranti di Contrada Imbriacola all’ente gestore. Un altro paio di decine va a casa oggi, con in più circa mezzo anno di stipendi non riscossi. Il risultato complessivo è di una sessantina di famiglie, sulla sola Lampedusa, che rimane senza quello che in molti casi era l’unico reddito ed in una stagione in cui non c’è turismo e non è quindi possibile darsi da fare con lavori occasionali o part time per mettere su un piatto di pasta. Un disastro sociale che però sembra lasciare insensibile la cittadinanza, invitata ancora una volta a partecipare e manifestare solidarietà da operatori ecologici e delegati sindacali, ed assente anche questa mattina al centro di conferimento rifiuti come alla precedente assemblea tentata in piazza davanti il palazzo comunale un paio di settimane addietro. I solidali presenti si potevano contare sulle punte delle dita di una sola mano, e tre su cinque erano quelli che gli isolani definiscono “forestieri”. Di Lampedusa quindi si può fare tutto, perché decine di disoccupati in più non fanno alcun effetto agli isolani. In effetti, l’ultima volta che si ricorda una popolazione coesa ed insorta contro qualcosa o qualcuno fu nel lontano 2007. In quel caso però il nemico era un rappresentante della Benemerita che stava severamente reprimendo ogni forma di abusivismo edilizio. Tutta un’altra storia.

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