Lampedusa tra rischi di dissesto finanziario e doppiopesismo amministrativo

Interrotta l’astensione dal lavoro degli operatori ecologici che attendono ancora oltre cinque mesi di stipendio. Ieri Consiglio comunale urgente su rifiuti e decreto ingiuntivo che blocca la cassa comunale. Scongiurata l’emergenza sanitaria sull’isola a spese ulteriori del Comune. I ragazzi del liceo ieri hanno dovuto interrompere le lezioni per l’emergenza sanitaria su ordinanza sindacale

In copertina: Pala meccanica e camion rimuovono la montagna di rifiuti davanti il Liceo di Lampedusa durante il Consiglio comunale urgente del 13 novembre 2018

di Mauro Seminara

La vicenda degli operatori ecologici di Lampedusa si è infine risolta senza una vera soluzione al caso. Ieri pomeriggio si è tenuto il Consiglio comunale urgente, che di fatto poteva anche celebrarsi a tempo perso visto il risultato. Svariate scaramucce tra maggioranza ed opposizione, ma nessuna concreta iniziativa per risolvere problemi e contratti. Siparietti, con un consigliere di opposizione, Gerardo Errera, che invitava il sindaco Totò Martello a denunciare le ditte che gestiscono l’affare rifiuti su Lampedusa e Linosa ed il primo cittadino che rispondeva al consigliere che se lui fosse andato a denunciare le ditte lo avrebbe seguito. Tanto chiasso e nulla di concreto anche in termini di mozioni da votare, con l’opposizione che proponeva di far inserire sul contratto che il Comune firmerà alle ditte, capofila la Iseda, per i prossimi cinque anni, una clausola che impone la regolare mensilità ai dipendenti. Più o meno quello che prevedono già la legge dello Stato, il Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro e tanto altro. Il Consiglio comunale urgente di Lampedusa e Linosa si svolgeva mentre mezzi ingaggiati per l’occasione con ordinanza sindacale spazzavano via le montagne di rifiuti che nei giorni di astensione si erano accumulati ovunque. Anche, o soprattutto, davanti al liceo di Lampedusa, dove perfino un cancello era stato sbarrato dal cumulo di immondizia e dove ieri è stata sospesa l’attività scolastica a metà mattina. Lezioni che non potevano procedere, visto che il percolato dei rifiuti, oltre ad un insopportabile olezzo, era un ottimo richiamo per topi ed altre minacce per la salute pubblica. Salute messa a rischio anche secondo il Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Palermo.

Questa mattina, dopo il disarmante Consiglio comunale di ieri, gli operatori ecologici sono tornati al lavoro con la sola rassicurazione di un trasferimento ormai imminente da parte della Regione Sicilia di un milione di euro circa, con il quale il Comune di Lampedusa e Linosa potrà pagare fatture emesse dal Raggruppamento Temporaneo di Imprese capofila Iseda, che a loro volta potranno saldare gli arretrati dei loro dipendenti ormai privi di stipendio da sei mesi. Nel corso del Consiglio comunale, nessuna spiegazione è stata offerta riguardo la legittimità di conferimento appalto alle ditte – tra quelle della cordata RTI che hanno partecipato e vinto la nuova gara ci sono anche le tre attualmente operanti – che stando a ritardi, mancato raggiungimento obiettivi sulla differenziata ed altre contestazioni anche pregresse, potrebbero non avere i requisiti per continuare a gestire la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti a Lampedusa e Linosa. Spallucce dall’amministrazione per l’affidamento temporaneo, fino ad esecutività del contratto, per la riduzione delle ore o dei dipendenti la cui causa è la mancanza di copertura finanziaria.

Un semplice “non si è trovato” è invece la risposta del sindaco, nel corso dell’Assemblea comunale al termine del Consiglio, alla richiesta del delegato sindacale Giacomo Sferlazzo sull’accordo di sottomissione di cui si legge anche nel verbale di riunione in Prefettura di Agrigento del 16 aprile. In quella data, nel corso di una procedura di raffreddamento per l’ennesimo stato di agitazione, sempre degli stessi lavoratori e sempre per i ritardi di liquidazione stipendi, il rappresentante della impresa capogruppo Iseda, dichiarava di “aver firmato dal 2014 un atto di sottomissione con il Comune di Lampedusa e Linosa secondo cui il pagamento della fattura da parte del Comune doveva avvenire dopo 15 giorni dall’emissione della stessa e la ditta avrebbe anticipato una mensilità arretrata ai lavoratori”. Accordo, secondo il responsabile Iseda, che non è stato rispettato dal Comune di Lampedusa e Linosa. Accordo che, stando a quanto dichiarato quindi dal rappresentante Iseda alla presenza del prefetto di Agrigento, sarebbe stato firmato nel 2014, quindi dall’amministrazione dell’allora sindaca Giusi Nicolini, e del quale non v’è traccia alcuna. Copia del fantomatico “atto di sottomissione”, che Giusi Nicolini avrebbe firmato già nel 2014, è stata anche formalmente richiesta dall’USB, l’Unione Sindacale di Base a cui aderiscono quasi tutti gli operatori ecologici di Lampedusa.

La beffa, per i dipendenti delle ditte agrigentine capogruppo Iseda, è arrivata per posta questa mattina nella buca lettere degli operatori ecologici tornati al lavoro. Nella busta c’era una lettera di contestazione della ditta al dipendente. Una richiesta di giustificazione o chiarimenti, entro cinque giorni, per la lunga astensione dal servizio. Un foglio, carta intestata, su cui la ditta dichiara al dipendente di aver assunto un comportamento di “estrema gravità” e nella quale la stessa ditta richiama il Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro, come se fosse del tutto ignara del disagio per cui i lavoratori avevano dato il via all’ennesimo stato di agitazione prima ed all’astensione legittima dal lavoro dopo. Astensione che neanche l’amministrazione comunale riconosce legittima, definendola, “astensione arbitraria dei lavoratori” nell’ordinanza sindacale del 12 novembre, dopo dieci giorni di astensione degli operatori ecologici. Questa mattina quindi i dipendenti delle ditte a Lampedusa e Linosa che gestiscono la raccolta dei rifiuti ed il loro trasferimento dal 2009 e, pare, continueranno a farlo fino al 2023 salvo anni di ulteriori proroghe, sono tornati al lavoro senza alcuna garanzia che i ritardi di cinque o sei mesi sul pagamento degli stipendi non si verifichino nuovamente in futuro.

Nel frattempo, anche se probabilmente per la prima volta, ed al primo mese non riscosso, gli unici a fare solidale compagnia agli operatori ecologici – a differenza dell’ignavia dei cittadini lampedusani – sono proprio i dipendenti comunali. Il secondo dei due punti all’ordine del giorno del Consiglio comunale urgente di ieri pomeriggio era infatti relativo al decreto ingiuntivo che congela il flusso di cassa del Comune di Lampedusa e Linosa. Infatti, se da una parte il Comune ha problemi e debiti con l’RTI capogruppo Iseda per i rifiuti, dall’altra ne ha altrettanti, se non di più, con l’ATI capogruppo Sofip per il servizio di dissalazione acque. Debito che con varie discutibili tappe, ritardi di risposta e di opposizione, è giunto ad un decreto ingiuntivo disposto da un giudice nei confronti del Comune di Lampedusa e Linosa per una somma che ha superato il milione e 200mila euro. In Consiglio, ieri, si è quindi aperto il secondo dibattito – acceso nel merito tra il sindaco e l’ex vicesindaco Dell’Imperio – sulle cause e sulle responsabilità di tale imbarazzante e difficile situazione. Su responsabilità e cause pare non avere grandi dubbi l’ATI che gestisce il servizio di dissalazione, che in una nota stampa inoltrata a Mediterraneo Cronaca scrive: “Della situazione venutasi a determinare nel Comune di Lampedusa (che non paga stipendi, mutui, servizi essenziali quali il ritiro dell’immondizia, ecc.) è responsabile solo e soltanto l’Amministrazione comunale”. Secondo l’Associazione Temporanea di Impresa capogruppo Sofip, “il blocco delle somme, infatti, è conseguenza del fatto che il Comune di Lampedusa e Linosa non paga (e da svariati anni, dal 2015) neppure il servizio di dissalazione dell’acqua (e ciò al contrario di quanto avviene nelle altre isole minori dotate del medesimo servizio che, magari con qualche contenuto ritardo, vanno pagando).” Il servizio di dissalazione quindi non viene liquidato dal 2015, quando alla guida dell’amministrazione comunale c’era Giusi Nicolini, e fino al 2018 passando per l’elezione di Totò Martello nel 2017.

Il 14 di Dicembre dovrebbe pronunciarsi un Tribunale sull’opposizione al decreto ingiuntivo per cui il Comune ha fatto ricorso. In caso di fumata nera, che parrebbe più che probabile visto il ritardo con cui è stato opposto ricorso, il decreto diverrebbe esecutivo a tutti gli effetti ed il Comune di Lampedusa e Linosa andrebbe incontro ad un inevitabile dissesto finanziario. Un disagio enorme che pagherebbero i cittadini di Lampedusa e Linosa a cui non verrebbero più garantiti servizi – come gli stipendi dei dipendenti comunali – fino al risanamento del debito. Su questo aspetto tiene a scusarsi, in qualche modo, l’ATI che ha richiesto ed ottenuto il decreto ingiuntivo. “É l’esigenza di assicurare questo servizio (di fornitura acqua dissalata per la rete idrica delle isole, nda) e non lasciare a secco i cittadini, dunque, oltre che quella di pagare i propri operai, lavoratori e fornitori, che ha portato l’Ati che gestisce il servizio di dissalazione all’esigenza di pignorare le somme. Tanto più che in precedenza, ogni volta che il gestore del dissalatore ha rispettosamente atteso (sino a che ha potuto) i pagamenti, si è poi visto opporre dal Comune la prescrizione.” Alla questione ATI dissalazione, il sindaco Martello ha risposto in Consiglio comunale con sprezzante sicurezza, ma anche con palese doppiopesismo. La vicenda ATI Sofip infatti non preoccuperebbe affatto il primo cittadino di Lampedusa e Linosa perché sicuro della scoperta sulle presunte irregolarità dell’impianto di dissalazione sito in zona Cala Pisana. Secondo Totò Martello infatti il dissalatore sarebbe privo perfino delle concessioni di edificabilità e dell’autorizzazione per scarico a mare dell’acqua residuale della dissalazione. Circostanza che, anche in questo caso, chiama in causa il suo predecessore. È infatti Giusi Nicolini, come lo stesso Martello ha ricordato ieri in Consiglio, che ha attuato il passaggio dall’acqua potabile fornita all’isola con approvvigionamento mediante navi cisterne finanziate dal Ministero all’acqua dissalata a carico del Comune. Rimane però che Martello sembra pronto ad opporre resistenza al pagamento delle somme all’ATI Sofip, ad ogni costo, e contestando ad essa ogni irregolarità con una determinazione che non si evince riguardo alle inottemperanze che lavoratori e sigle sindacali riconoscono all’RTI Iseda per la gestione dei rifiuti solidi urbani.

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