Netturbini a Lampedusa incrociano le braccia: la misura è colma

Questa mattina i lavoratori del RTI hanno deciso di incrociare le braccia. Ieri incontro con l’europarlamentare Corrao e il deputato regionale Trizzino. Nessuno ha risorse per pagare gli stipendi dei lavoratori fermi alla mensilità di giugno. Il Comune ha le mani legate per un debito con Sofip. La UIL aveva già indetto uno sciopero dei lavoratori aderenti per il 10 novembre

di Mauro Seminara

La misura, per gli operatori ecologici di Lampedusa è ormai colma e questa mattina hanno deciso, tutti, di incrociare le braccia ed astenersi dal servizio. Verranno assicurati solo i servizi indispensabili, ma la normale raccolta rifiuta non sarà svolta. In pieno ciclone meteorologico, che all’alba ha attraversato l’isola, i lavoratori del Raggruppamento Temporaneo di Imprese hanno tenuto una riunione presso il centro di conferimento rifiuti comunale per poi spostarsi al Comune per un ennesimo incontro con il sindaco. Alla base della decisione, non programmata e condotta con determinazione dagli operatori ecologici, c’è sempre la questione della liquidazione degli stipendi. Braccia conserte, di tutti i lavoratori ed aderenti alle diverse sigle sindacali che arriva senza preavviso e malgrado la UIL avesse già indetto uno sciopero per il 10 novembre.

I saldi salariali sono fermi alle mensilità di maggio e giugno, e non c’è aria di recupero da parte dei datori di lavoro che a loro volta hanno un notevole credito con il Comune di Lampedusa e Linosa e pare non abbiano liquidità per risolvere gli arretrati. A mettere un carico, non indifferente, c’è anche l’intenzione dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Totò Martello di ridurre la dotazione organica da 23 a 15 unità. Le “unità”, cioè i lavoratori che da mesi non percepiscono lo stipendio e da anni non lo percepiscono regolarmente, andrebbero in riduzione dopo che la stagione estiva appena trascorsa non ha visto la consueta implementazione conseguente all’aumento esponenziale del numero di presenze sull’isola con l’arrivo dei turisti.

Secondo il delegato sindacale dell’USB a Lampedusa, adesso il fiammifero non può che passare alla Regione Sicilia. Il Comune di Lampedusa e Linosa infatti non può liquidare fatture al Raggruppamento Temporaneo di Imprese capitanato dalla Iseda a causa di un debito, di notevole entità con la Sofip, la società di cui fa parte la concessionaria per l’energia elettrica sull’isola Selis. Mani legate al Comune, con una limitazione nella gestione cassa, e spallucce da parte delle ditte che affermano di non disporre delle risorse per i salari dei propri dipendenti. I lavoratori, schiacciati tra i “non abbiamo liquidità” ed i “non possiamo liquidare fatture”, attendono adesso quattro mensilità – in alcuni casi cinque – e permangono nello stato di disagio e di debito continuo anche per le spese essenziali come cibo, acqua, luce e carburante per recarsi al lavoro la dove non esistono mezzi pubblici.

Ieri sull’isola sono arrivati due esponenti politici, rappresentanti della Regione Sicilia e del Parlamento europeo per il Movimento Cinque Stelle. Gli operatori ecologici dell’isola hanno quindi incontrato Ignazio Corrao, in corsa per il suo secondo mandato all’Europarlamento, e Giampiero Trizzino, deputato all’Assemblea Regionale Siciliana e membro della Commissione Ambiente e Territorio. Ai due esponenti Cinque Stelle sono state prospettate i gravi disagi dei lavoratori ed anche le ipotesi messe in campo dal presente delegato sindacale Sferlazzo. Ipotesi di internalizzazione del servizio rifiuti, cioè di una municipalizzazione a seguito di grave emergenza e di una possibile rescissione del contratto per inottemperanza delle ditte. Il parametro imposto per la quota minima di raccolta differenziata, a Lampedusa, continua infatti ad essere ben lontano dal raggiungimento. Obiettivo che doveva essere stato raggiunto già da anni.

La situazione è tutt’altro che semplice, se fin qui non fosse già tutto evidenza di un ingarbugliato ginepraio. Il contratto delle ditte, la cui capofila è la Iseda, devono liquidare stipendi relativi al periodo di appalto ormai terminato. Con una nota stampa diffusa ieri dal sindacato USB, il segretario regionale Aldo Mucci denunciava che il giorno del Consiglio comunale datato 24 ottobre, malgrado un acceso ed ampio dibattito sulla questione con il sindaco Martello, questi “non informava né gli operatori, né il rappresentante sindacale, né i consiglieri che in data 22.10.2018 aveva avanzato alla S.R.R. ATO domanda di avvio, in via di urgenza, del servizio di raccolta, trasporto e spazzamento R.S.U. nel territorio del Comune per giorni 120, nelle more della sottoscrizione del contratto, allegando un computo metrico che prevedeva la riduzione del personale”. Quindi, un tentativo di avvio del servizio in via emergenziale e nelle more della firma del nuovo contratto che vede l’intestazione delle immancabili ditte, dalle quali gli operatori avanzano mesi di stipendio, con una riduzione del personale che pende sul capo del personale come una spada di Damocle.

Resta irrisolta la questione, citata anche dal delegato sindacale Giacomo Sferlazzo nel servizio video pubblicato in questo articolo, su come possa essere stato firmato un concordato, a margine del contratto, che sottomette il Comune di Lampedusa e Linosa nella responsabilità sul pagamento del salario ai lavoratori delle imprese private che avevano il servizio in appalto. La vicenda, nel frattempo, sta minando la solidità dell’amministrazione comunale che di suo stava già perdendo qualche pezzo della Giunta. Adesso pare che anche in Consiglio comunale ci sia qualche problema per Martello, con il presidente del Consiglio, Davide Masia, che ha deciso di prendere posizione. Con un documento firmato dal presidente del Consiglio comunale e sottoscritto dai consiglieri di opposizione Filippo Mannino, Giacomo Mercurio e la consigliera ed ex vicesindaco di Totò Martello, Maria Dell’Imperio, il gruppo conferma all’esito di varie riunioni, nero su bianco, l’intenzione di opporsi alla riduzione della dotazione organica. In mattinata dovrebbe avvenire il nuovo incontro tra i lavoratori ed il primo cittadino delle Pelagie. L’assicurazione che gli operatori ecologici sono determinati a prospettare, questa volta, al sindaco è quella dell’astensione ad oltranza e non revocabile fino al saldo completo delle mensilità arretrate.

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