Il “porto sicuro” libico conta 115 morti tra civili e combattenti in un mese

Il dato ufficiale del Ministero della Salute libico vede 115 persone uccise in un mese di scontri alle porte della capitale e oltre 500 feriti. Serraj asserragliato a Tripoli non ha forze sufficienti per poter lasciare la capitale senza rischiare di non poter più farvi rientro

In copertina: Una foto tratta da social media libici degli scontri a Khalit Al-Furjan, nel sud di Tripoli

Tripoli, capitale della Libia che dista circa 300 Km dal più vicino territorio italiano, è un campo di battaglia che nell’ultimo mese di scontri ha causato 115 vittime tra civili e miliziani ed oltre 500 feriti. La notizia è stata diffusa sabato dal Ministero della Salute libico e confermato dall’ospedale da campo approntato dal Dipartimento per far fronte al crescente numero di feriti. Il presidente del Governo voluto dalle Nazioni Unite, Fayez al-Serraj, probabilmente non potrà partecipare neanche alla giornata conclusiva della 73ma Assemblea generale delle Nazioni Unite in programma per giovedì 27 settembre. La sicurezza del presidente del Governo di Tripoli non è garantita e non ci sono garanzie che, qualora dovesse lasciare il Paese, potrebbe fare rientro nella capitale. Razzi continuano a colpire varie zone a sud della capitale, compreso l’aeroporto di Mitiga, causando forti danni. Le milizie del Consiglio Militare di Misurata intanto si avvicinano a Tripoli per combattere contro alcune brigate che assediano la capitale.

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Secondo quanto annunciato dal ministro della Salute libico, almeno 115 persone sono state uccise e 383 ferite negli scontri che si sono verificati nell’ultimo mese tra fazioni rivali a Tripoli. L’ultimo dato, relativo al numero dei feriti, è stato poi aggiornato dal quotidiano locale The Libya Observer a 560, aggiungendo anche i feriti di lieve intensità, sulla base delle informazioni ricevute dall’ospedale da campo del Dipartimento, tra il 27 agosto e venerdì 22 settembre. Il risultato degli scontri sulla linea di combattimento, nelle zone residenziali di Wadi Rabea e Fatma Zahra, sul versante sud di Tripoli, è stato di case bombardate, veicoli incendiati, negozi distrutti e strade deserte. I residenti libici della zona sud della capitale sono nel più dei casi barricati in casa ed in altri sono dovuti fuggire vivendo adesso da rifugiati in altre aree della Tripolitania. “Gli uccisi – riporta The Libya Observer dalle dichiarazioni dell’ospedale – sono sia civili che militari, oltre a lavoratori stranieri e persone non identificate, 383 feriti hanno riportato ferite medie e gravi, mentre altri 117 hanno lesioni semplici”.

Il Consiglio Militare di Misurata al momento dell’annuncio di mobilitazione militare per Tripoli

Sono iniziati il 18 settembre i lavori alla 73ma sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che si concluderà giovedì 27, ma anche per quella data rimane improbabile la partecipazione del presidente del Governo di Unità Nazionale libico Fayez al-Serraj. Gli scontri alle porte della capitale e l’assedio ai palazzi governativi rendono infatti improbabile un eventuale rientro in patria di Serraj senza che il presidente rischi la vita. Anche l’aeroporto di Tripoli è un luogo non sicuro che ormai rimane chiuso quasi regolarmente. Nel frattempo, sabato, il Consiglio Militare di Misurata ha letto in diretta Tv una dichiarazione con cui viene annunciata la piena mobilitazione delle proprie forze per unirsi alla battaglia nella capitale e respingere le milizie all’interno di Tripoli. La delegazione dell’Unione europea e i capimissione dell’UE in Libia hanno intanto rilasciato una dichiarazione che condanna con forza l’ultima escalation di violenza a Tripoli che ha causato vittime civili, feriti e sfollati e la distruzione di infrastrutture critiche.

Le Brigate Rivoluzionarie di Misurata ed il Consiglio Militare, insieme ai leader di Al-Bunyan e Al-Marsous, si stanno quindi unendo alla battaglia di Tripoli “per purificarla dalle milizie”. Misurata si è così mobilitata perché ciò che le milizie stanno facendo a Tripoli comporta “crimini contro i civili” e richiede un intervento. Iniziativa che complica ulteriormente la situazione libica in cui le fazioni aumentano e la distinzione tra parti ed interessi di ognuna rende ancora più improbabile una riconciliazione nazionale. Gli scontri continuano nel frattempo a far tremare Tripoli, ad appena 300 chilometri dall’italiano arcipelago delle Pelagie. Svariati razzi e colpi di mortaio hanno colpito proprietà civili e l’aeroporto civile di Mitiga, a Tripoli, con molti e gravi danni, in particolare nelle aree di Salah Eddine, Khalit Furjan, Ain Zara e molti altri nel sud di Tripoli. Notizie che vengono confermate anche dai media locali libici che annunciano. Nel combattimento alle porte della capitale rischia anche di vacillare il quadro delle alleanze tra i quattro gruppi armati con base a Tripoli, il “Tripoli Protection Force”, e l’alleanza tra la Settima Brigata e la Brigata Summed. I razzi sono caduti su molte proprietà civili e sull’aeroporto Mitiga a Tripoli con un sacco di danni fatti nelle aree di Salah Eddine, Khalit Furjan, Ain Zara e molti altri nel sud di Tripoli.

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