Il grottesco caso della Diciotti continua nel porto di Catania

Sesto giorno di immobilizzazione della nave della Guardia Costiera adesso bloccata nel porto di Catania. La Ubaldo Diciotti ha trascorso quattro giorni al largo di Lampedusa prima di recarsi a Pozzallo e dopo a Catania dove ha ormeggiato ma con il divieto di far sbarcare i migranti che ha a bordo

di Mauro Seminara

La nave CP-941, battezzata Ubaldo Diciotti dal corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, è bloccata nel porto di Catania dove ha ormeggiato ieri in tarda serata. Il porto del capoluogo etneo è la terza tappa di uno strano calvario imposto alla nave bianca da soccorso in mare finanziata dallo Stato. Finanziata anche per stare in modalità operativa ma immobilizzata con 177 migranti a bordo a cui è fatto divieto di sbarcare su suolo italiano pur essendo rappresentanza di territorio italiano ogni singolo metro della nave su cui si trovano.

La strana vicenda della nave della Guardia Costiera ha avuto inizio quando due guardacoste classe 300 della Guardia Costiera, a 17 miglia da Lampedusa, hanno dovuto trasbordare 190 migranti da un’imbarcazione poi affondata e che imbarcava già acqua al momento dell’intervento SAR. Le motovedette hanno messo in sicurezza il sovraffollato natante in avaria mentre la nave Ubaldo Diciotti offriva loro il dovuto supporto in virtù del numero di disperati passeggeri. Sei dei 190 disperati hanno visto una ulteriore operazione detta “medevac”, evacuazione medica, per cui sono stati trasferiti dalle stesse motovedette a Lampedusa insieme ai loro congiunti. In totale sono state sbarcate sull’isola pelagica 13 persone, le restanti sono state prese a bordo della nave della Guardia Costiera che ha liberato le velocissime ed inaffondabili motovedette classe 300 dello stesso corpo.

Il centro di accoglienza di Lampedusa è aperto, in parte e con molti limiti. Attualmente attende ancora la ristrutturazione, versa in pessime condizioni ed è stato limitato ufficialmente ad una capacità di 96 posti letto con una dozzina di persone in servizio per l’ente gestore e personale dedicata alla sicurezza conseguentemente ridotto. La nave Diciotti attendeva quindi ordini sul porto di sbarco dei migranti soccorsi nel corso di una missione tutta italiana, dal coordinamento al salvataggio fisico. La nave della Guardia Costiera italiana è però rimasta ben quattro giorni in rada a poche miglia dal porto di Lampedusa senza ricevere ordini sul “fine operazione” con lo sbarco dei migranti. Lampedusa è li davanti, ma la Diciotti non può entrare in porto.

La sera del quarto giorno di inutile spreco di risorse economiche – inutile per eventuali missioni ma neanche a motori spenti in porto – arriva una direzione per il timone della nave: Pozzallo. La nave ha lasciato le acque territoriali italiane antistanti Lampedusa intorno alle 20:30 e l’indomani mattina era già davanti il porto di Pozzallo nuovamente in attesa di ordini che non arrivavano. Nel corso dello stesso quinto giorno il ministro dei Trasporti, cui fa capo la Guardia Costiera, annuncia con un tweet ai “valorosi” uomini che hanno salvato vite umane – un evidente tentativo di distensione dei rapporti tesi tra il Governo e il Comando generale delle Capitanerie di Porto – che li attendeva il porto di Catania. La disposizione del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, cui competono porti e Guardia Costiera, viene però bruscamente stoppato dal Viminale.

Al limite del conflitto tra maggioranza ed opposizione, il Ministero dell’Interno non interviene direttamente sull’ingresso di nave Diciotti nel porto di Catania ma le nega lo sbarco dei migranti, imponendo così, comunque, la propria volontà sul collega ministro che aveva autorizzato l’ausilio del capoluogo etneo. Nave Diciotti arriva così al suo sesto giorno di “sequestro” con i migranti a bordo, impossibilitata a chiudere la missione, a riprendere il largo pronta per altre necessità, con in più anche una parte dell’opinione pubblica nazionale che le da contro come se avessero disonorato il proprio giuramento e contravvenuto alle proprie consegne. Come se avessero lasciato volontariamente annegare qualcuno in mare. Il Ministero degli Interni del vicepremier, ministro e mattatore Matteo Salvini non molla e continua a negare lo sbarco a Catania, pretendendo che i migranti scendano dalla nave solo ed unicamente quando l’Europa avrà concesso la propria disponibilità per la distribuzione di tutti i migranti a bordo della maltrattata nave Ubaldo Diciotti. Ma la nave è territorio italiano, dettaglio che in Europa è forse più chiaro che in Italia.

Alla nave della Guardia Costiera italiana viene quindi in questi giorni offerto un trattamento in molti aspetti analogo a quello che in certi casi viene riservato a navi battenti bandiere straniere e sulle quali le autorità nazionali devono svolgere attività investigative preliminari prima di autorizzarne ingresso in porto e sbarco. Una inchiesta infatti è stata avviata da una Procura della Repubblica nazionale, quella di Agrigento, competente territorialmente quando veniva soccorsa l’imbarcazione al largo di Lampedusa, ma le indagini che il procuratore capo Luigi Patronaggio potrebbero offrire informazioni utili alla Guardia Costiera per legittimare il proprio intervento e confermare eventuali violazioni procedurali dei Ministeri che hanno imposto lo stallo a bordo della Ubaldo Diciotti.

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