Colpito patrimonio di 60 milioni nella roccaforte di Matteo Messina Denaro – VIDEO

Tra i rapporti ricostruiti intorno all’imprenditore risulta anche un consigliere di amministrazione di Banca Etruria che avrebbe facilitato una linea di credito agevolata. L’imprenditore vantava la vicinanza dei boss Filippo Guttadauro e Rosario Cascio. Tra i beni sequestrati anche la tenuta dei Giardini di Costanza. Una impresa riconducibile all’imprenditore otteneva appalti pilotati nel parco archeologico di Pompei

Il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Palermo ed il R.O.S. dei Carabinieri hanno dato esecuzione, in un’operazione congiunta coordinata dalla Procura della Repubblica di Palermo, ad un provvedimento di sequestro, emesso dal Tribunale di Trapani – Sezione Penale e Misure di Prevenzione, nei confronti di Giovanni Savalle, esperto fiscale-tributario ed imprenditore operante nel settore alberghiero ed immobiliare. All’imprenditore sono stati sequestrati beni – quote o intero capitale sociale delle società, complesso dei beni aziendali, beni immobili e mobili registrati, rapporti bancari e finanziari anche esteri – nella disponibilità anche dei suoi più stretti familiari, per un valore complessivo superiore ai 60 milioni di euro. Alla luce delle indagini svolte è risultato essere contiguo ad esponenti del mandamento mafioso di Castelvetrano, in provincia di Trapani, che a sua volta risulta impegnato nel favoreggiamento del latitante Matteo Messina Denaro.

Il rapporto con il mandamento di Castelvetrano ha consentito alle imprese di Giovanni Savalle di assumere rilevanti dimensioni nel tessuto economico della provincia di Trapani. Lo stesso fiscalista, nell’ambito della sua crescita imprenditoriale, ha goduto dell’appoggio e della “vicinanza” di influenti membri dell’associazione mafiosa come Filippo Guttadauro – cognato di Matteo Messina Denaro – e Rosario Cascio, rispettivamente già reggenti del mandamento di Castelvetrano il primo e della storica famiglia di Partanna il secondo. Oltre alla vicinanza dei due boss, Giovanni Savalle godeva dell’appoggio di personaggi quali Giovanni Franco Becchina, Girolamo Bellomo, Giovanni Risalvato e Giuseppe Grigoli. La contiguità con tali esponenti di spicco dell’ambiente mafioso ha permesso all’imprenditore di accumulare un enorme patrimonio personale solo formalmente lecito.

La pericolosità sociale di Savalle è riscontrabile sia in numerosi procedimenti penali nel settore tributario – relativi a dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, mancato pagamento di imposte ed altro – che nel settore fallimentare per bancarotta fraudolenta. Il nome di Giovanni Savalle risultava infine anche in alcuni filoni di indagini condotte dal R.O.S. nell’ambito della ricerca del noto latitante castelvetranese Matteo Messina Denaro.

Significativi elementi emergono dalle dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia, oltre che dall’esito di una indagine della Procura di Torre Annunziata del 2014 avente ad oggetto l’esame dei numerosi appalti affidati per il recupero ed il restauro dell’area archeologica di Pompei, “pilotati” in direzione sempre delle stesse imprese, tra le quali la “Società Mediterranea S.p.A.” aggiudicataria dei servizi di ristorazione, riconducibile sempre a Giovanni Savalle.

Nel corso delle indagini svolte dai finanzieri del G.I.C.O. di Palermo e dai carabinieri del R.O.S., coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, è emerso inoltre come Giovanni Savalle abbia ricevuto un finanziamento da “Banca Etruria” grazie ai rapporti privilegiati avuti con un membro del consiglio di amministrazione, in un periodo in cui le aziende del “Gruppo Savalle” erano in stato di decozione, pertanto prive di alcun merito creditizio.

Tenuta di proprietà di Giovanni Savalle sottoposta a sequestro
Tra i numerosi beni sottoposti a sequestro spiccano il fabbricato adibito ad albergo di lusso sito a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani, attualmente gestito da una società totalmente estranea al provvedimento ablativo, la quale quindi prosegue regolarmente la propria attività di impresa, nonché alcuni conti correnti bancari attestati in Svizzera. Il provvedimento ha quindi interessato, nel dettaglio, 22 complessi aziendali, 12 pacchetti di partecipazione al capitale di altrettante società, 28 rapporti bancari (sia in Italia che all’estero), 47 fabbricati e 8 autoveicoli, per un valore complessivo stimato in € 62.922.867,00. Le società sottoposte a sequestro sono state già affidate ad un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale di Trapani, il quale già da oggi gestisce le aziende.

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