Nessuna destinazione per i superstiti del naufragio, pronta nave Diciotti

La Guardia Costiera dovrebbe prendere in consegna i superstiti del naufragio su cui martedì è intervenuta la USS Trentono. Nessuna indicazione sul porto di sbarco dal Viminale e dal Ministero dei Trasporti che si inseguono su colpi di annunci contro le Ong incrociando le rispettive competenze ministeriali

In copertina: La USS Trenton, nave da trsporto veloce della US Navy

Mentre si rincorrono i ministri dell’Interno e dei Trasporti con le dichiarazioni da pugno duro contro le Ong, il primo con i suoi porti chiusi – di competenza dell’altro Ministero – ed il secondo che intima all’Olanda di richiamare le due navi da soccorso umanitario al largo della Libia, a bordo della USS Trenton ci sono ancora i 41 superstiti del naufragio di martedì e la Aquarius, la Dattilo della Guardia Costiera e la Orion della Marina Militare italiana sono ancora ad un paio di centinaia di miglia nautiche dal porto spagnolo di Valencia. Si naviga a vista e non ci sono certezze di alcun genere sulle intenzioni a medio e lungo termine e neanche sul modus operandi. La nave da trasporto veloce della US Navy che martedì ha soccorso 41 naufraghi ed abbandonato al mare 12 corpi trovati a bordo dello stesso gommone sta ancora attendendo di trasbordare i superstiti che ha a bordo.

Nave Diciotti della Guardia Costiera italiana
La nave Diciotti, della Guardia Costiera italiana, prenderà a bordo i migranti con un trasbordo al largo dalla nave militare americana. Nessuna disposizione però sarebbe stata data alla grossa nave della Guardia Costiera sul porto di sbarco. Tra le ipotesi ci sono quelle del porto di Lampedusa, ma previo ulteriore trasbordo su guardacoste che evitino l’ingresso nel micro-porto della grossa nave e considerando che il cosiddetto Hotspot dell’isola è offline e conta solo una dozzina di dipendenti per la gestione, oppure un porto a scelta tra Pozzallo, Augusta e Catania. Sono trascorsi cinque giorni dal soccorso dei superstiti, con annesso abbandono in mare delle vittime, ed ancora non si trova un approdo sicuro per queste quaranta persone.

Lifeline e Seefuchs sono al largo della Libia, pronte ad intervenire per eventuali migranti in difficoltà. Tra le navi ancora in operatività c’è poi anche la Sea Watch 3. Adesso che le condizioni meteo marine nel Mediterraneo centrale stanno schiarendo, potrebbero salpare nuovi gommoni carichi di migranti dalla costa della Libia. La guerra alle Ong però si sta inasprendo ogni giorno di più, o forse ogni tweet di consenso in più. Il ministro Salvini ha promesso la chiusura permanente alla Ong che ha dato al titolare del Viminale del fascista. Il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli ha intimato al Governo dell’Olanda di far ritirare le due navi che battono appunto bandiera dei Paesi Bassi: Seefuchs e Lifeline. Richiesta piuttosto inconsueta da parte del responsabile di porti ed infrastrutture e titolare del Ministero cui fa capo la Guardia Costiera. Toninelli può, di fatto, precludere l’ausilio ai porti nazionali per lo sbarco dei migranti presi a bordo dalle Ong straniere, ma non può certo impedire loro di navigare o stazionare in acque internazionali al largo della Libia. Il Mediterraneo centrale, nel caso in cui si dovessero ritirare le ultime tre navi civili, la Sea Watch 3 insieme a Seefuchs e Lifeline, resterebbe pressoché scoperto e quindi potenziale teatro di naufragi. La nave Dattilo della Guardia Costiera è a un giorno dallo sbarco in Spagna, dove precederà domattina la Orione e la Aquarius che sono appunto a duemila miglia di distanza dall’area SAR sulla rotta dei migranti; la Diciotti sarà, pare, impegnata con i superstiti attualmente a bordo della USS Trenton; i guardacoste veloci e d’altura più vicini, i classe 300, sono a Lampedusa e quindi a 170 miglia nautiche dalla Libia. Nello specchio d’acqua che continua ad uccidere migranti rimangono solo navi militari e mercantili.

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