Il tesoro dei migranti africani tassato dai money transfer

Per Paesi come la Liberia le rimesse dei suoi figli emigrati valgono il 27% del prodotto interno lordo. I trasferimenti verso la regione subsahariana mediante società di money transfer hanno un costo pari a circa il 10% della somma da trasferire

di Vincenzo Giardina

Le rimesse sono il tesoro d’Africa, ma per inviarle nei Paesi d’origine migranti e diaspore pagano come nessun’altro: a evidenziarlo uno studio della Banca mondiale, che analizza problemi e suggerisce soluzioni. Secondo le proiezioni dell’istituto con sede a New York, verso la regione subsahariana nel 2018 dovrebbero essere inviate rimesse per 40 miliardi di dollari. Questi fondi andranno però in parte persi per i lavoratori a causa delle tariffe applicate dalle società di “money transfer” che offrono servizi di invio e consegna internazionale. Secondo la Banca mondiale, nel primo trimestre del 2018 per ogni 200 dollari inviati a sud del Sahara in media il costo è stato equivalente a 19 dollari: oltre il 20 per cento in più rispetto a tutte le altre regioni del mondo. Nello studio si evidenzia che tra il 2008 e il 2014 i costi del servizio per l’Africa sono diminuiti dal 14 al 10 per cento del valore dei fondi impegnati, ma che poi i progressi si sono sostanzialmente fermati.

Secondo la Banca mondiale, oggi le rimesse valgono all’incirca il 2,5 per cento del Prodotto interno lordo dell’area subsahariana. In alcune zone dell’Africa, però, hanno un peso ancora maggiore: per la Liberia il 27 per cento del Pil, per il Gambia il 21, per il Senegal il 14 e per Capo Verde il 13. C’è poi il caso della Nigeria, il Paese più popoloso e il primo produttore di petrolio d’Africa: nel 2017 le risorse inviate in patria dagli emigrati hanno raggiunto quota 22 miliardi di dollari, due miliardi in più rispetto ai proventi derivanti ad Abuja dalle esportazioni di greggio. Secondo lo studio, per favorire una riduzione delle tariffe dei money transfer sarebbe anzitutto necessario rompere i regimi di “monopolio di fatto” che esistono in molti Paesi, garantendo così maggiore offerta e concorrenza. Ad alimentare la speranza, riferisce il portale di informazione Quartz in un articolo pubblicato in settimana, sono poi nuovi provider digitali come Azimo e TransferWise: dalla Gran Bretagna alla Nigeria, avrebbero offerto le tariffe più basse di sempre.


Vincenzo Giardina – Agenzia DIRE
www.dire.it

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