Contratto Si, contratto No…

di Mauro Seminara

di Mauro Seminara

Lo scoop di ieri pomeriggio, la pubblicazione in esclusiva da parte dell’Huffington Post diretto da Lucia Annunziata di una bozza di “contratto di Governo” M5S-Lega, ha fatto e fa discutere con rinnovata passione gli addetti ai lavori. Due i punti dello scandalo trovati nella bozza chiusa la mattina del 14, lunedì, alle 09:30, e definita “ormai superata” dalle parti proponenti. Uno è quello della proposta-richiesta, da inoltrare alla Banca Centrale Europea, di abbonare qualcosa come 250 miliardi di euro di titoli di debito pubblico acquistati dalla banca europea diretta da Mario Draghi. Non è chiaro come ed a quale titolo la BCE dovrebbe concedere un simile regalo all’Italia. Nell’articolo firmato a dieci mani, tra le quali quelle di Lucia Annunziata, viene posta molta enfasi al “Comitato di conciliazione” che giustamente l’Huff precisa, già nel titolo, proporsi come “parallelo al Consiglio dei ministri”. Questo aspetto del contratto, che sta in apertura del testo ed impegna svariate pagine, ha diffusamente indignato i commentatori già da ieri sera. In effetti, il Comitato di conciliazione non ha alcun valore legale esattamente come l’intero contratto che le parti intendono sottoscrivere – sembrerebbe proprio oggi – e sottoporre poi ai rispettivi elettori. Il perché di un simile avvitamento su un “comitato di garanzia” per il rispetto degli accordi contrattuali si può spiegare solo in un modo: le parti si impegnano con quei 17 milioni di italiani che li hanno votati a portare avanti i punti del programma stilato e a risolvere internamente eventuali disaccordi in modo che se uno dovesse rompere i patti l’altro gli romperebbe l’elettorato. Per esempio, se in una emergenza contingente il Governo dovesse agire con una politica che va in direzione opposta alla volontà politica che lo esprime, o se una parte viola gli accordi per favorire un proprio alleato, la questione verrebbe discussa dai leader dei due movimenti politici insieme a capigruppo parlamentari e capo del Governo per trovare una soluzione che non porti alla sfiducia del Consiglio dei ministri. Quindi, se il Comitato di conciliazione dovesse produrre una fumata nera, la parte tradita potrebbe affermare senza dubbio di smentita chi e come ha impedito l’interruzione del programma e per quali ragioni. In tal modo le parti mettono un pegno sul tavolo e chi “tradisce” ci rimette la faccia con il proprio elettorato, o quantomeno rischia per perderne una buona parte. L’impressione è di una clausola di salvaguardia approvata dalla Lega ma a principale interesse pentastellato. La salvaguardia di Di Maio & Co. che possono temere una rottura degli accordi causata da Silvio Berlusconi ed imposta a Matteo Salvini.

Leggendo le 39 pagine della bozza pubblicata dall’Huff viene inevitabilmente in mente una domanda su qualunque altra: perché perdere tutto questo tempo per il contratto di Governo, litigando giorni e giorni su punti di programma che sicuramente non faranno piacere ad una parte del centrodestra, se è una farsa? Domanda legittima se l’intera operazione viene inquadrata come una trovata elettorale di due movimenti, M5S e Lega, in eterna campagna elettorale. Una trovata elettorale che verrà sancita con la sottoposizione del risultante contratto agli elettori che, in tal modo, vincolerannovincoleranno a loro volta i rispettivi partiti all’esecuzione di quanto scritto. Un dubbio, ineludibile, a questo punto sorge riguardo a questa operazione “Governo del cambiamento”: Non è che per caso questi due – Di Maio e Salvini – ci stanno credendo davvero? Terribile dubbio a cui, in parte, sembrano voler rispondere i cannoni della batteria di fuoco mediatica del “riabilitato” di centrodestra che nelle ultime ore appaiono molto critici nei confronti di Matteo Salvini e dei lavori in corso. Così come sorge il dubbio a fronte della preoccupazione trapelata mediante l’affermazione del commissario europeo Dimitri Avramopoulos – nel corso di un’intervista – e quella di ben più bassa caratura del Financial Times con il suo titolo su i “nuovi barbari” in arrivo al Governo di Roma. Sembra che all’estero ci stiano credendo più che in Italia al nuovo Governo che il presidente Mattarella intenderebbe tenere a battesimo.

Un “Governo del cambiamento” che qualcosa ha già cambiato. Le Tv, giusto per fare un esempio, si sono organizzate per trasmettere in diretta le dirette streaming che Di Maio e Salvini fanno sui social anche più volte al giorno. Un gioco che a Matteo Salvini potrebbe anche piacere, e anche parecchio. Un po’ come se il leghista stesse adesso condividendo uno strumento che fino a ieri era quasi un’esclusiva del Movimento Cinque Stelle notando inevitabilmente come la stampa penda adesso dalle sue labbra e dai suoi streaming. Matteo Salvini parla al suo smartphone, senza contraddittorio o domande dei giornalisti, e magicamente va in diretta sui canali all news per poi venir ritrasmesso sulle edizioni Tg di punta della Rai, di Mediaset, di La7 e di Sky. Quindi, i giornali di Berlusconi, citati questa mattina proprio da Matteo Salvini in una diretta streaming come avversi nei suoi confronti, potrebbero servire meno. Anzi, Salvini potrebbe in questo modo scavare ancor più il terreno sotto i piedi del padrino Berlusconi. I media mainstream potrebbero quindi piegarsi involontariamente come sono stati piegati dal Movimento Cinque Stelle quando il neonato movimento politico li aveva tutti indistintamente contrari. Un gioco che potrebbe stare più che bene alla Lega riformata di Salvini, che adesso vede a portata di mano la possibilità di consacrare partito e leader con un Governo talmente diverso ed efficace da poter spazzare via i Berlusconi ed i Renzi. Gli basterebbe condurre in porto il 50% del programma stilato insieme al Movimento Cinque Stelle. Anche solo la metà. Al termine del Governo non resterebbe granché di Forza Italia e PD e M5S e Lega occuperebbero per intero un bipolare Parlamento. Intanto, a sottolineare non involontariamente la sempre maggiore sintonia d’intenti dei due capi politici, sia Di Maio ieri sera che Salvini questa mattina nelle loro rispettive dirette streaming – ri-streamate in diretta Tv – hanno parlato di “coraggio” da usare contro chi ha paura del loro “cambiamento”. Parole d’ordine comuni, punti di contratto comuni, strumenti di comunicazione comuni e comuni anche i gazebo sabato e domenica per presentare agli elettori il programma che intendono eseguire nel corso di questa legislatura.

Il contratto, anche se nella versione provvisoria pubblicata dall’Huffington Post, mantiene comunque la rigidità di programma che sia il Movimento Cinque Stelle sia la Lega avevano promesso ai propri elettori per la risoluzione di criticità ed immobilismo che da anni ormai attanagliavano l’Italia impedendole di crescere. Le parti sembra vogliano intervenire sul conflitto di interessi con leggi che potrebbero, nel bene o nel male, rivoluzionare tutta la macchina pubblica aggredendo la componente politica e le compartecipate dello Stato. Rivoluzione che potrebbe colpire, qualora attuata, inevitabilmente ed in modo permanente anche Silvio Berlusconi. Malgrado dell’ex cavaliere ormai non ci si dovrebbe più porre problema vista l’età ed il procedere di altre inchieste che lo vedono sul registro degli indagati per fatti eclatanti. Il piglio dei Cinque Stelle sembra rinforzarsi con l’associazione leghista sul tema delle riforme giudiziarie. In questo ambito, l’approccio M5S-Lega sembra seguire il solco ideologico tracciato da eminenti esperti come Pierluigi Davigo e Nicola Gratteri. Pentastellati e leghisti intendono rivedere le leggi sulla prescrizione per evitare che criminali la facciano franca grazie a tempi diluiti da team di prestigiosi avvocati, ma anche interventi di rilievo contro quel Paese in cui, come ben descritto da Piero Angela, non si punisce chi sbaglia e non si premia chi merita. Quindi, nelle intenzioni programmatiche del “Governo del cambiamento”, ci sono il potenziamento delle intercettazioni che nessuna maggioranza parlamentare fino ad oggi aveva mai gradito, l’introduzione dell’agente sotto copertura e dell’agente provocatore che tanto aveva indignato tutti indistintamente perfino quando a farne uso era stata Fanpage con l’inchiesta giornalistica che svelò il business dei rifiuti in Campania e la trasversale e diffusa corruzione. Infine anche l’inasprimento delle pene per i reati contro le pubbliche amministrazioni e il “daspo” per corrotti e corruttori.

All’aggressione alla corruzione si affiancano anche il potenziamento di Tribunali e Procure e delle Forze dell’Ordine, che ringrazieranno per avere di nuovo anche solo la speranza di poter operare con uomini e mezzi ormai ridotti all’osso dai tagli subiti nel corso delle ultime legislature. Interessante anche la proposta di investimento del capitale di Cassa Depositi e Prestiti nel patrimonio pubblico. In tal modo, invece di svendere proprietà immobiliari e Beni di proprietà dello Stato a privati speculatori stranieri mentre si investe il capitale della CDP – che sono i risparmi degli italiani – in fallimentari interventi su Alitalia e dintorni, gli italiani metterebbero i propri risparmi in una botte di ferro e lo Stato non “privatizzerebbe” i propri beni svendendoli a capitali stranieri. L’idea sarebbe quindi di salvare capra e cavoli. Questa misura è sicuramente tra le meno gradite dai fondi di investimento internazionali come quelli che già al tempo si erano lamentate per le eccessive tutele che la Costituzione italiana offre agli italiani. Fondi di speculazione come Black Rocks non manderanno giù con facilità questa iniziativa. Altri interventi di rilievo interessano la sanità pubblica. Il principale, anche se un po’ ermetico, ritorna sul concetto di conflitto di interesse su cui le parti M5S e Lega intendono intervenire e prevede che cambino le regole per le nomine dei dirigenti per le figure professionali di direttori generali, sanitari e amministrativi. Un intervento che ridurrebbe fortemente la pessima gestione della sanità pubblica in favore della crescente offerta privata finanziata dallo Stato. Inoltre, trovano posto nel condiviso contratto di Governo, sempre nella sua versione provvisoria, le riforme delle riforme di Renzi sulla scuola e della Fornero sulle pensioni, delle partecipazioni alle missioni militari all’estero, dei rapporti con i partner commerciali e con gli alleati atlantici e, soprattutto, con l’Unione europea e l’euro. Ma su quest’ultimo aspetto ci sarà da attendere parecchio per capire se sono solo intenzioni oppure se M5S e Lega hanno già una rete di alleati politici europei disposti a costituire un fronte comune in grado di invertire la rotta dell’Unione come la conosciamo oggi.

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