Quando il Grillo torna a parlare

di Mauro Seminara

di Mauro Seminara

Nella grande operazione politica che tutti gli attori hanno giocato negli ultimi sei anni ci sono vincitori e vinti senza mezze misure. Sono senza alcun dubbio dei vincitori quelli del Movimento Cinque Stelle, che alla loro nascita hanno preso il 25% dei voti entrando in massa in Parlamento e il 4 marzo del 2018 hanno aumentato il consenso fino al 32,5 dei voti. Una vittoria che ha attraversato nascita, crescita, adattamento, cambiamento e nuova proposta della forma (ma non della sostanza). In questa mutazione da sviluppo accelerato, il Movimento ha anche “messo da parte” il proprio fondatore e primo comunicatore per una veste più formale e moderata. Beppe Grillo quindi ha abdicato, prima delle elezioni, in favore dell’inattaccabile Luigi Di Maio. Cordiale, educato, dai toni moderati e dall’aspetto indiscutibilmente da bravo ragazzo che tiene a giacca e cravatta perché le istituzioni non devono far brutta figura. Scelta che ha pagato, catapultando il M5S a percentuali da partiti d’altri tempi. Ma non ci sono dubbi che il Movimento Cinque Stelle non è l’unico a poter vantare una vittoria. Anche altri hanno vinto. Tra questi c’è sicuramente Silvio Berlusconi. Resuscitato come Lazzaro, ma non per merito di Gesù di Nazareth. Il merito, nel suo caso è tutto di Matteo del Nazareno e del patto che questi ha stretto con l’ex cavaliere. Sentir dire a Matteo Renzi, l’uomo del patto del Nazareno, colui che ha resuscitato Silvio Berlusconi donandogli nuova vita politica, che lui, Renzi, è nato politicamente per combattere Silvio Berlusconi – come dichiarato da Fabio Fazio nel “Che tempo che fa” causa della tempesta nel PD – fa venir da piangere e suscita una grande voglia di interagire direttamente con il dominus dem. Perché la verità è che, fatta eccezione per i renziani carichi di fede, chiunque vorrebbe porre una domanda a Matteo Renzi che chi lo ospita non pone mai. Una domanda semplice e diretta: ma che cazzo stai dicendo?!

Tra i vincitori bisogna riconoscere giusto merito a Matteo Salvini, altro prodigio capace di far resuscitare partiti. La Lega era morta, i suoi dirigenti travolti dalle inchieste e coperti di vergogna. Da “Roma ladrona” il partito si era ridotto a “Ladroni reduci di Roma” e i padani della prima Lega Nord non credevano più al Carroccio. Salvini lo ha resuscitato e poi, sempre miracolosamente, lo ha anche sdoganato togliendo il “Nord” dal nome del partito e raccogliendo voti anche al sud. Gli slogan, tutto sommato, sono rimasti gli stessi. Via gli immigrati, più sicurezza e…i napoletani d’un tratto non puzzavano più ed i siciliani non erano più tutti mafiosi ed assistenzialisti arraffoni. La Lega di Matteo Salvini è adesso la terza forza politica nazionale ed è pronta al sorpasso sulla seconda: il Partito Democratico, o quel che ne rimane. Il PD è infatti uno degli sconfitti. Tutto merito del suo leader indiscusso, sia esso segretario o meno. Renzi, spesso paragonato a Macron, come il presidente francese ha svolto la funzione di cavallo di Troia portando la politica che il popolo non voleva ed attuando le riforme che il popolo non poteva tollerare. In Francia Macron è “gentilmente” atteso in piazza; lui però il primo maggio ha preferito Sidney (più lontano da Parigi non ha trovato nulla). In Italia Renzi ha invece trovato un referendum sul suo cammino, consultazione popolare che lo ha congedato senza violenza. Qualcuno però dovrebbe spiegarlo a Matteo di Nazareth, prima che sia troppo tardi. A proposito di miracoli, tra quanti hanno perso, e non è possibile resuscitare, c’è Angelino Alfano ed il suo movimento politico. Un altro grande statista che come Renzi è riuscito a perdere tutto quello che toccava. Alfano è stato ministro della Giustizia, dell’Interno, degli Esteri, eppure non riesce a farsi votare neanche ad Agrigento. Difficile, vero, ma di miracoli c’è chi ne sa fare nel mondo politico italiano. Ed Alfano è sicuramente uno di questi.

In un precedente editoriale, dal titolo Vince chi perde, era già stato proposto il modello di queste elezioni e il risultato finale delle lunghe e ripetute consultazioni. Nessun Governo politico e un ruolo da opposizione a dir poco ambito per le principali forze politiche in crescita. In soldoni, si parla di M5S e Lega, che da un Governo tecnico, o “del presidente”, in cui sono sostenitori ma non protagonisti, hanno tutto da perdere e niente da guadagnare. Verrebbero inevitabilmente schifati dai rispettivi elettori in caso di sostegno a Governo accozzaglia in cui sono presenti il Partito Democratico e Forza Italia. Inaccettabile il PD per Salvini e inaccettabile il Berlusconi per Di Maio. Quindi, come abbiamo sentito nelle ultime ore, Di Maio invita Salvini a tornare alle urne e Salvini invita Di Maio a fare un Governo con scadenza dicembre per una nuova legge elettorale. Altrimenti? Altrimenti il M5S e la Lega potrebbero anche dire lunedì a Mattarella che qualunque Governo il presidente voglia fare lo dovrà fare senza di loro, che insieme rappresentano la maggioranza parlamentare. Se non bastasse, dopo un lungo silenzio, in disparte e lontano dalla vita politica del Movimento, torna a parlare Grillo. Il fondatore, insieme a Gianroberto Casaleggio, rilascia un’intervista al mensile francese Putsch e richiama in causa le idee euroscettiche del Movimento Cinque Stelle “grillino”. Grillo parlante in Francia, dove gli animi sono caldi ed i palazzi malvisti da un popolo che, in buona parte, si è pentito della scelta di Macron al posto di Le Pen. Perché in questo momento, in Italia, per trovare un compromesso tra le politiche socialiste del Movimento e la paranoia dei conservatori al palazzo, i pentastellati avevano compiuto una operazione di restyling necessaria e finalizzata alla rivoluzione moderata. Ma il tentativo, e forse le garanzie ricevute, non sono valse a nulla e nessun partito si è voluto sedere al tavolo per vedere la proposta di Di Maio ed eventualmente inserire nel Contratto di Governo i propri punti di programma. Il Movimento dovrebbe quindi andare all’opposizione, bene, ma dopo aver incassato una inutile “moderazione politica”. E quest’ultimo aspetto non va bene. Il messaggio, quindi, arriva dalla Francia – dove il popolo si ribella alle politiche europeiste e super-lobbistiche attuate da Emmanuel Macron – per ricordare all’Italia come sia facile infiammare gli animi in un momento storico così difficile per le fasce più deboli. Messaggio che ha anche una ulteriore miracolosa coincidenza con l’intervento improvvido di Mattarella in quel del Nazareno.

Dopo l’intervento a gamba tesa e piede a martello di Matteo Renzi – che neanche Materazzi ai tempi più sconsiderati – con cui da Fazio, interrotto il promesso biennale silenzio, ha rotto gli accordi del partito per impedire che questi aprissero davvero il dialogo con il M5S, al Nazareno erano “volati gli stracci” ed il partito era pronto per una nuova scissione. Da una parte c’erano i cosiddetti franceschiniani, stretti intorno al moderato ma capace Dario Franceschini che avrebbe giocato l’intera partita con tutt’altra strategia. Dall’altra i renziani. Ma la scissione non c’è stata, perché il presidente della Repubblica, manco fosse stato Giorgio Napolitano, ha deciso di annunciare poche ore prima della direzione nazionale del PD un ultimo giro di consultazioni “all-inclusive” lunedì. L’annuncio infatti è stato seguito dalla pubblicazione del calendario di consultazioni, che vede i Cinque Stelle primo incontro al mattino ed a seguire gli altri. Calendario giunto così alle parti appena prima della Direzione nazionale in cui i dem si dovevano “contare”. Il risultato della coincidenza ingerente del presidente della Repubblica è stato quello di una relazione del reggente Maurizio Martina con cui si chiudeva la porta al Movimento Cinque Stelle e si votava quindi il ritorno all’unione del partito, all’unanimità. Il PD, che stava per spaccarsi in due o più parti, ha ritrovato unione d’intenti nel Governo del presidente. Unica eccezione alla ostinata volontà di fare solo opposizione, perché così volevano gli elettori che non li avevano votati. Chissenefrega di quelli che invece li avevano votati, tanto decide comunque Matteo Renzi. Lunedì quindi ci si attende una proposta che il PD, temporaneamente di nuovo renziano, e la Forza Italia di Berlusconi sono pronti a sostenere insieme – ovviamente – ai “responsabili” che nessuno aveva votato. Tra questi ultimi ci sono probabilmente i Grasso e le Bonino, le Boldrini ed anche gli “a vita” come Napolitano. E Movimento Cinque Stelle e Lega? Hanno parlato, e Beppe Grillo ha solo sottolineato il risentimento. In fondo, chi non sarebbe d’accordo con Di Maio e Salvini contro l’ennesimo Governo, ed annessa maggioranza parlamentare, senza programma elettorale votato dal popolo ma imposto direttamente da Roma in accordo con Bruxelles? E se questo indesiderato – si chiama presa per il culo – Governo dovesse davvero arrivare, volete vedere che il popolo acclamerebbe una consultazione referendaria su UE ed euro? Ecco perchè il Grillo è tornato a parlare.

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