Cosimo Cristina, 5 maggio 1960

Tante le inchieste da lui condotte, dall’omicidio del sindacalista Salvatore Carnevale e del sacerdote Pasquale Culotta, avvenuta a Cefalù nel 1955, alla morte di Agostino Tripi, al processo per l’omicidio di Carmelo Giallombardo

In copertina: Cosimo Cristina e la fidanzata Enza Venturelli - immagine tratta dal libro “Vi racconto il mio Cosimo Cristina" di Enza Venturelli

di Roberto Greco

Siamo a Termini Imerese, in provincia di Palermo. È il 3 maggio 1960 e sono circa le 11 del mattino. Cosimo Cristina, un bel giovane di circa venticinque anni, esce di casa. Si sistema il papillon e sorride, come suo solito. La giornata scorre lentamente ed è ormai sera. A casa di Cosimo hanno appena finito di apparecchiare la tavola. I suoi genitori e le tre sorelle lo aspettano poi s’iniziano a preoccupare. All’indomani ancora nessuna notizia di Cosimo. Scattano le ricerche da parte di amici, conoscenti e dei Carabinieri. Nel pomeriggio del 5 maggio, il padre di Cosimo sta ascoltando la radio. Una notizia attira la sua attenzione. Lo speaker parla del rinvenimento di un corpo senza vita sui binari della linea Palermo-Messina. L’uomo è un dipendente alle FS – le Ferrovie di Stato – e accorre velocemente sul posto. Al suo arrivo, nel tunnel ferroviario di contrada Fossola, situato tra Termini Imerese e Trabia, riconosce il figlio. Per gli inquirenti il caso è semplice sin dall’inizio. Cosimo Cristina si è suicidato. Il riscontro positivo si basa sul ritrovamento, nelle tasche di Cristina, di due biglietti. Il primo dei due è indirizzato all’amico Giovanni Cappuzzo mentre il secondo è dedicato a Enza, la sua fidanzata. Sul corpo di Cosimo Cristina non viene effettuata nessuna autopsia e non verranno effettuate le perizie calligrafiche mirate alla determinazione della veridicità dei due biglietti ritrovati. Cosimo Cristina si è suicidato. Chi è Cosimo Cristina e, soprattutto, perché si è suicidato?

Cosimo Cristina, ucciso dalla mafia il 5 maggio 1960

Cosimo Cristina, classe 1935, termitano di origini, è un giornalista di razza. Inizia la sua carriera nel 1955, a poco più di vent’anni. Tra quell’anno e il 1959 collabora con L’Ora, Il Giorno, Il Messaggero e l’Ansa. Comincia però a sentire il peso delle scelte editoriali delle importanti testate per cui scrive e, nel 1959, fonda, con Giovanni Cappuzzo un settimanale, “Prospettive Siciliane”. Da subito, il giornale di Cristina e Capuzzo racconta la mafia di Termini e della Madonie in anni in cui nessu­no osava nemmeno nominarla o per qualcuno era solo “un’invenzione dei comunisti”. Cosimo riceve le prime querele e le prime minacce. Tante le inchieste da lui condotte, dall’omicidio del sindaca­lista Salvatore Carnevale e del sa­cerdote Pasquale Culotta, avvenuta a Cefalù nel 1955, alla morte di Ago­stino Tripi, al pro­cesso per l’omicidio di Car­melo Gial­lombardo. Difficile credere al suicidio. A sollevare la questione fu Mario Francese, che seguì, con la passione che contraddistingueva le sue inchieste, il caso della morte di Cosimo Cristina. Le indagini si arenarono e, solo nel 1966, l’allora questore Mangano, riaprì le indagini e fece effettuare l’autopsia sul corpo di Cristina. Il parere dei periti Stassi e Del Caprio, titolari dell’autopsia effettuata, escluse la tesi dell’omicidio confermando quella del suicidio. Mangano però scoprì che Cosimo Cristina fu ucciso in un luogo e poi trasportato nel tunnel ferroviario. Spiccò i mandati di cattura per Agostino Rubino – politico democristiano e capomafia di Termini Imerese – e per il boss Santo Gaeta, accusandoli di essere i mandanti dell’omicidio. Furono scagionati. Nel 1999 fu il giornalista Luciano Mirone a occuparsi dell’affaire Cristina. Dopo un’accurata inchiesta, attraverso una raccolta di firme, chiese alla Procura di Palermo la riapertura delle indagini ma l’esito fu negativo.

Cosimo Cristina era nato a Termini Imerese l’11 agosto 1935. Era un giornalista. Fu ucciso dalla mafia il 15 maggio 1960 per il suo incessante lavoro di ricerca della verità.

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