Piogge monsoniche sui Rohingya e l’UNHCR attende ancora l’84% dei fondi

In Bangladesh lavoro incessante per mettere in sicurezza i rifugiati Rohingya colpiti dalle prime piogge monsoniche. Oltre un milione di rifugiati a cui fornire alloggi e solo il 16% dei fondi finora trasferiti

In copertina: Famiglia Rohingya migra dal Myanmar al Bangladesh (Ph: UNHCR/Roger Arnold)

In Bangladesh le prime piogge monsoniche hanno colpito il distretto di Cox’s Bazar e centinaia di migliaia di rifugiati Rohingya. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati sta intervenendo per garantire riparo alla popolazione sfollata ed esposta alle piogge ed ai rischi di inondazioni. Il primo dei tre ponti aerei previsti per il trasporto di materiali per la costruzione di ripari è giunto in Bangladesh martedì 1 maggio. Con 1.400 tende, questo è il primo carico di 10.000 tende che l’UNHCR trasporterà nel Paese entro la fine di maggio. Le tende garantiranno alloggi d’emergenza per circa 60.000 rifugiati che vivono attualmente in aree a elevato rischio di smottamenti e inondazioni. È previsto, inoltre, l’arrivo di aiuti via mare, incluse ulteriori tende, 170.000 teloni e altri beni essenziali.

Dall’agosto 2017 oltre 670.000 rifugiati Rohingya sono fuggiti in Bangladesh, andando ad aggiungersi ai 200.000 rifugiati già presenti nel Paese. Nello sforzo di fornire una sistemazione ai rifugiati e di dare una risposta ai loro bisogni primari, il Bangladesh ha concesso l’utilizzo di migliaia di acri di terreno su cui si sono già insediati i rifugiati. Inoltre, il governo ha recentemente concesso nuovi terreni per i rifugiati. Ingegneri dell’UNHCR, dell’IOM e del WFP, con macchinari pesanti e migliaia di lavoratori, sono impegnati senza sosta per spianare tali terreni e poter dare alloggio a coloro che sono maggiormente a rischio. Tuttavia, i lavori procedono più lentamente di quanto inizialmente previsto a causa del terreno collinoso e instabile. L’UNHCR spera che entro la fine di maggio potranno essere trasferite su questi nuovi terreni circa 5.000 persone.

I partner umanitari stimano che fra i 150.000 e i 200.000 rifugiati Rohingya saranno a rischio nel corso di questa stagione monsonica. Essi vivono infatti su terreni soggetti a smottamenti e inondazioni e devono essere trasferiti con urgenza. Di questi, 24.000 si trovano in una situazione particolarmente critica a causa della grave instabilità del terreno su cui i loro alloggi sono stati costruiti. In assenza di ulteriori terre disponibili ed utilizzabili, l’UNHCR ha predisposto misure temporanee per trasferimenti d’emergenza, che potranno essere attivate secondo le necessità. Si stima che circa 35.000 rifugiati possano essere ospitati da altri rifugiati che vivono in aree più sicure, 34.000 in strutture condivise all’interno degli insediamenti di rifugiati, e 66.000 in tende o altri alloggi d’emergenza all’interno o adiacenti agli insediamenti esistenti. Un piano emergenziale che spera di mettere in sicurezza immediata ulteriori 135.000 rifugiati, ma che non può rappresentare una soluzione sostenibile.

Il 16 marzo l’UNHCR ed i suoi partner hanno avviato il Joint Response Plan for the Rohingya Humanitarian Crisis. Un piano di risposta congiunta che ha a disposizione 950 milioni di dollari USA per rispondere ai bisogni immediati degli oltre 880.000 rifugiati Rohingya e 330.000 bengalesi nelle comunità colpite dalla crisi. Il contributo dell’UNHCR per il piano ammonta a più di 180 milioni di dollari USA. Ad oggi, solo il 16 per cento dei fondi necessari sono stati ricevuti. L’UNHCR è grato per il supporto generoso e tempestivo da parte dei donatori, tuttavia è essenziale che l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e i partner, dispongano di maggiori risorse per salvare vite e migliorare le condizioni di vita dei rifugiati durante la stagione dei monsoni, oltre a continuare a fornire tempestivamente assistenza e protezione.

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