Paso doble

di Mauro Seminara

di Mauro Seminara

Il paso doble è uno tra i più affascinanti passi di tango e si caratterizza per la postura del matador. Il tanghero tiene le mani come se fra esse ci fosse la cappa rossa del “aca toro!”, e la partner realizza con lui una danza in cui entrambi si studiano e si affrontano tra scontro e passionale attrazione. Una danza che ricorda il rapporto tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini, che come due amanti in un periodo burrascoso manifestano odio e si attaccano per nascondere inconsciamente il loro reciproco desiderio. Luigi Di Maio accusa Matteo Salvini, ma le accuse che sfodera altro non sembrano che un tentativo di rompere il rapporto che il leghista ha con Silvio Berlusconi. Ed anche qui l’immagine della passione ritorna come in un triangolo in cui l’amante attende che il desiderato partner rompa definitivamente, come più volte promesso, con il consorte. Anche i messaggi di Matteo Salvini sono parecchio ambigui. Questi sembrano infatti invitare Di Maio ad un triangolo amoroso che il giovane e pudico Luigi non può accettare.

Il paso doble però è anche la semplice traduzione spagnola di “doppio passo”, e questo concetto ben si sposa – giusto per restare in tema sentimentale – con la mutazione genetica del Movimento Cinque Stelle. I pentastellati infatti stanno dimostrando una capacità di adattamento al “gioco della politica” impensabile cinque anni addietro. La partita condotta dal Movimento Cinque Stelle è stata fin qui impeccabile e, se ancora regge l’alleanza tra Lega e Silvio Berlusconi, i risultati si stanno vedendo in modo piuttosto plateale in quel del Nazareno. Il Partito Democratico è in piena deflagrazione interna e da qui a breve il PD potrebbe davvero trasformarsi nel PR: il Partito di Renzi. Un risultato misero che porterebbe Matteo Renzi ad essere finalmente leader incontrastato di un movimento politico che però conterebbe ad eventuali prossime elezioni ben meno del 10% del consenso italiano. Fuori invece oppositori interni come Franceschini, Martina, Orlando, Emiliano e tanti altri. Abile partita quindi quella del Movimento Cinque Stelle che di contro però perde la propria originale pelle da giovani refrattari ai giochi di palazzo, che dovevano aprire il Parlamento come un apriscatole, per una veste griffata da filoeuropeisti pro-Nato che adesso discutono di accordi di Governo invece che di immediate nuove elezioni “senza se e senza ma”. Un doppio passo in cui da una parte i pentastellati raccolgono risultati sullo scacchiere della fine e reale politica da palazzo, e dall’altra maturano perplessità tra gli elettori della prima ora. Quelli che hanno costruito il M5S e lo hanno portato ad un 25% alle prime politiche, quando era appena nato.

Invece, più che un tango passionale, nella sede del Partito Democratico, in via del Nazareno, sembra più che altro esserci un’arena con annesso rischio di sangue. E non è ancora chiaro se Matteo Renzi sia il toro o il matador. Certo è che l’ex segretario – e di fatto vero segretario attuale – del PD sembra avere le idee chiare. Vero è che Renzi sembrava avere le idee chiare anche quando ha perso territorio su territorio, mezzo partito, la consultazione referendaria e le elezioni politiche con una legge elettorale che si pensava fatta su misura; non è quindi detto che una idea chiara del segretario ombra dei dem sia anche una buona idea. Quello che piuttosto appare svelarsi, tra caotica dialettica, faide interne e cortine fumogene, è un tentativo di giungere fino al cospetto della obbligata decisione del presidente della Repubblica con una malcelata disponibilità “patto del Nazareno style” – che verrà definita ovviamente “responsabilità” – al sostegno del Governo stabile e quinquennale del Quirinale. L’unico ostacolo, almeno attuale ed apparente, è l’equazione assurda che le parti riescono a formare. La Lega farebbe l’accordo con il M5S, ma a Berlusconi non sta bene come non sta bene al M5S. Il Movimento Cinque Stelle farebbe un accordo con il PD, ma non è possibile perché Matteo Renzi preferirebbe distruggere definitivamente il partito piuttosto che sedersi a parlare di contratti alla tedesca. Silvio Berlusconi farebbe sicuramente un accordo, “responsabile” e “causa forza maggiore”, con il Partito Democratico di Matteo Renzi, ma in questo caso a Matteo Salvini l’idea non va proprio giù e sembra intenzionato a mettersi di mezzo. Insomma, tutti vorrebbero fare tante cose buone per i poveri italiani, ma nessuno intende provare a confrontarle per stilare un programma di interventi. Tanto, in un modo o nell’altro, ormai sono stati eletti e per cinque anni – se “tutto va bene” – loro sono a posto. E gli italiani? Finiranno per aprirlo direttamente e violentemente loro questo Parlamento con degli apriscatole? Intanto, in Francia sembra che i “cugini” abbiano finalmente capito che c’era poco da festeggiare con la vittoria di Emmanuel Macron. Meglio tardi che mai.

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