L’Aquila 3:32, frammenti di memoria

L’orologio della piazza segna le 3:32. Una scossa distruttiva devasta un territorio, una città e la vita delle persone che la abitavano.

In copertina: la cupola della Chiesa Santa Maria del Suffragio di L’Aquila danneggiata dal terremoto del 2009

di Roberto Greco

Lo skyline de l’Aquila ci conduce al nuovo giorno. Siamo in auto. L’orologio digitale del cruscotto segna le 07:30. La mano di Giorgio si allunga verso il pomello dell’autoradio e lo ruota in senso orario. La voce dello speaker radiofonico, che imita quella di Robin Williams in Good Morning Vietnam, riempie l’abitacolo. “Buongiorno L’Aquila, è il 5 aprile ed è domenica. Per oggi venti da nord e pressione in aumento, per un miglioramento del tempo su gran parte dell’Italia. Tuttavia si attende ancora della locale instabilità su alcuni settori del nord e localmente al centro-sud. Diffuso sole sulle coste con temperature gradevoli. Al centro cieli sereni o poco nuvolosi sulla maggior parte dei settori. Nel pomeriggio si attende un incremento dell’instabilità tra bassa Toscana e Lazio con rovesci in possibile estensione dall’interno a ridosso delle coste. Temperature gradevoli localmente sopra la media. Per Pasqua le ultime elaborazioni meteo vedono un tempo all’insegna della variabilità. Anche questa mattina notizie fresche per tutti i pigri che non hanno comprato il giornale, ma anche per chi l’ha comprato ma lo tiene ancora chiuso sottobraccio. Restate aggiornati con noi”. La voce dello speaker radiofonico risulta fastidiosa. Giorgio abbassa il volume dell’autoradio mentre inizia il brano musicale. Quella mattina è già in auto, con la moglie e il figlio. Stanno andando a trovare i nonni, pranzano da loro e poi di nuovo in città. Il riscaldamento dell’auto è acceso, come un tiepido focolare. Il brano è terminato e la voce dello speaker, fortunatamente cambiando tono, annuncia la veloce rassegna stampa del mattino. L’auto si ferma a un semaforo rosso e Giorgio cerca una stazione che trasmetta musica. “Le solite notizie sulla politica, sulla crisi e intanto qui la terra trema da dicembre, quelle sotto il 3.5 non le sentiamo più – guarda la moglie – o quasi”. Il semaforo diventa verde e riparte. Leggera scossa.

Siamo all’interno degli studi dell’emittente radiofonica che Mario stava ascoltando in auto. L’orologio sul muro segna le 09:45. Walter, lo speaker che imitava Robin Williams, ha terminato il suo programma e sta parlando con Alfredo, il caporedattore della testata giornalistica dell’emittente, la cui scrivania è colma dei quotidiani del giorno. “Ma il gran premio oggi, dove te lo guardi? La mia Tv è troppo piccola”. Alfredo alza lo sguardo dai giornali che ha davanti “Vieni da me, allora. Basta che ti ricordi di portare una cassa di birra”. Walter prende uno dei giornali dal tavolo di Alfredo. Guarda i titoli, poi alza lo sguardo verso Alfredo: “Bel casino oggi a Genova… che fai, pensi di fare un servizio per oggi o aspetti domani?”. Alfredo poggia la schiena sulla poltroncina. “Non so ancora, ho un amico del Corriere che è là come corrispondente, magari più tardi provo a sentirlo”. Walter si alza e lascia il giornale che ha in mano che, svolazzando, finisce davanti al naso di Alfredo “E bravo, il nostro Alfredo, così devi aspettare che gli altri scrivano e pubblichino l’articolo, come è successo il mese scorso. Dai retta a me, controinformazione online. Manda un paio di mail, un paio di messaggi e cerca le informazioni che ti servono per il servizio”. Alfredo abbassa la testa sul giornale “Ci penserò, ti ho detto”. Walter scuote la testa “Comunque, cassa di birra in cambio del Gran Premio, d’accordo?”. Alfredo ride “E tu non tardare. Lo sai che se inizia non apro più la porta, e tu rimani nel pianerottolo, quindi se sei in ritardo non partire neanche da casa, almeno te lo vedi sul tuo 14 pollici”. In quel momento si percepisce una leggera scossa. Alfredo alza gli occhi al cielo e Walter allarga le braccia, poi esce dalla redazione.

Siamo a casa di Anna. L’orologio a pendolo segna le 10:30. Anna sta terminando di preparare il piccolo Matteo, di sette anni, che è seduto su una sedia. Anna è in ginocchio davanti a lui e sta tentando di allacciargli gli scarponcini, con grande fatica perché Matteo continua a far dondolare le gambe. Anna gliele blocca. Matteo la guarda negli occhi: “Ma ci fermiano al bar, vero?”. “Sì che ci fermiano al bar”. “E mi fai prendere il cappuccino con la pasta?”. “Sì che ti faccio prendere il cappuccino con la pasta”. “Ma quella farcita alla crema, vero?”. “Sì, Matteo. Quella farcita alla crema e poi si va a messa, ma adesso stai fermo con le gambe se no non si allacciano le scarpe”. Anna ha terminato di allacciare gli scarponcini di Matteo, afferra la borsa e, dopo aver preso il figlio per mano, esce. Anna e Matteo si incamminano verso la chiesa che non è molto lontana e, arrivati, scoprono che il bar di fronte, a sorpresa, quella mattina è chiuso. Davanti c’è un capannello di genitori e ragazzini che reclamano. Anna e Matteo si uniscono a loro. Sulla serranda chiusa del bar, c’è un cartello funerario che spiega che, nella notte, è morto Antonio, il vecchio proprietario di 89 anni. Un uomo, dopo aver letto il cartello, si volta: “Antonio, poveretto, me lo ricordo quando prese il bar”. “Anch’io – dice un altro uomo – era il circolo ACLI, ci si veniva tutte le domeniche mattina”. Anna si intromette: “Anche adesso, se è per questo. Ma, il funerale, quand’è il funerale?”. Una donna che ha appena letto il cartello si gira verso Anna: “Domani pomeriggio, è scritto qui. Lunedì 6 aprile alle ore 16”. “Domani sono al lavoro – dice Anna mentre trattiene Matteo che ha capito che cappuccino e pasta farcita alla crema stanno saltando – se no sarei venuta, me lo ricordo anch’io, il signor Antonio quando veniva al bar”. Poi si gira verso Matteo: “Oggi niente colazione, dritti in chiesa”. Matteo rimane in silenzio e si avvia, rassegnato, con la madre, verso l’ingresso della chiesa. Avvertono una leggera scossa.

Siamo a casa dei genitori di Giorgio. L’orologio del soggiorno indica le 13:20. Lui, la moglie e il figlio sono a tavola assieme a suo padre e alla madre. Stanno pranzando e, alle loro spalle, la televisione è accesa e trasmette un telegiornale. Si avverte una leggera scossa.

Siamo a casa di Alfredo. L’orologio alla parete segna le 15:30. Alfredo e Walter sono seduti sul divano davanti alla televisione. A terra, accanto a loro, c’è una cassa di birra. Si avverte una leggera scossa.

Siamo a casa di Anna. L’orologio a pendolo segna le 20:00. Anna sta di nuovo preparando Matteo per uscire. “Sì però io a messa ci sono venuto lo stesso…”. “Ma che dici, Mattè, a messa ci si va e basta, non per mangiare la pasta farcita alla crema, come fai tu”. “Sì ma io sono piccolo”. “Sei piccolo quando ti conviene, però – Anna lo accarezza teneramente – sei piccolo davvero, ma adesso vai con la nonna e stanotte dormi da lei che la mamma farà tardi, capito?”. “E allora domani non vado a scuola, vero?”. “Come non vai a scuola? Non hai preparato lo zaino da portarti dalla nonna?”. “No”. “Ti do tre minuti per chiudere lo zaino e andare con la nonna – con tono scherzoso e controllando l’orologio a pendolo – tre minuti da uno, due, tre, adesso!!”. La madre di Anna si affaccia alla porta, Matteo la guarda e, ridendo, esce di corsa dalla stanza e Anna prende un respiro di sollievo.

L’orologio alla parete segna le 20:15. Anna si siede sul divano. Alza lo sguardo verso l’orologio poi si alza ed esce per un attimo dal soggiorno. Rientra con un abito rosso, lungo. Un abito da tangheira. Il tango è la sua passione. Se lo appoggia al corpo, “E stasera ti farai il primo ballo – pensa Anna – sarai uno splendore mia cara Anna, e domani ne parleranno tutti i giornali”.

L’orologio della piazza segna le 20:45. Anna passa frettolosamente con il suo portabiti a tracolla. Si avverte una leggera scossa.

L’orologio della piazza segna le 22:30.Giorgio ha appena parcheggiato l’auto e, con la moglie e il figlio, sta entrando nel portone di casa. Si avverte una scossa di media intensità.

L’orologio della piazza segna le 02:00. Il nuovo giorno si avvicina. Walter sta passeggiando con Alfredo. Si salutano e ognuno dei due si dirige verso la propria casa. Si avverte una leggera scossa.

L’orologio della piazza segna le 3:30. Un uomo sta attraversando la piazza in bicicletta. Si ferma, prende dalla tasca un pacchetto di sigarette. Ne accende una. Tira una grande boccata.

L’orologio della piazza segna le 3:32. Una scossa distruttiva devasta un territorio, una città e la vita delle persone che la abitavano. Sotto le macerie è rimasto l’abito rosso di Anna, sono rimasti gli scarponcini di Matteo ma anche il frontalino dell’autoradio di Giorgio, che si premurava sempre di togliere, e anche i giornali che Alfredo divorava ogni mattina. Sotto le macerie sono rimasti i loro sogni, le loro speranze e i loro progetti.

Lo skyline de l’Aquila ci conduce al nuovo giorno. Un camion della protezione Civile ha lo sportello aperto. Dalla radio si sente la voce dello speaker. Il suo tono è diverso, anche lui provato dalla tragedia. “Buongiorno l’Aquila. Oggi è il 6 aprile e sono le 7:30. Stamattina non vi leggerò le notizie perchè l’unica vera notizia la conoscete tutti, perchè l’avete e l’abbiamo vissuta sulla nostra pelle. Voglio raccontarvi una storia invece, una storia che non leggerete sul giornale, nè di oggi e nemmeno di domani. È la storia di Anna, che amava il tango, e di suo figlio Matteo, che amava le paste farcite alle crema…”

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