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Leopoldo “Dino” Gassani e Giuseppe Grimaldi, 27 marzo 1981

In copertina: Dino Gassani in un aula di Tribunale (Fonte: www.dinogassani.it)

Il 27 marzo 1981 nello studio del famoso avvocato penalista Leopoldo (Dino) Gassani, in Corso Vittorio Emanuele a Napoli, si presentarono due clienti per incaricarlo di un’importante difesa penale: erano emissari di Raffaele Catapano, esponente di spicco del clan camorristico dei cutoliani, che gli chiesero di intervenire presso Biagio Garzione, da lui difeso, affinché ritrattasse le accuse. Biagio Garzione era imputato di omicidio volontario insieme a noti esponenti della criminalità vesuviana (Nuova Camorra Organizzata, ndr), fra i quali appunto il famigerato boia delle carceri Catapano. Garzione diventò collaboratore di giustizia e accusò, tra gli altri, anche Catapano. L’omicidio fu ordinato dal carcere da quest’ultimo, poi condannato all’ergastolo. L’avvocato capì subito le intenzioni dei due finti clienti e sapendo che se non avesse accettato per lui non ci sarebbe stato scampo, scrisse di suo pugno su un foglio di carta: “Non posso perdere ogni dignità”. Rifiutò sdegnosamente ogni imposizione e per questo lo uccisero a sangue freddo. Insieme a lui fu ucciso il suo collaboratore, Giuseppe Grimaldi, che per Leopoldo era considerato come un figlio.

Dino Gassani (Fonte: www.dinogassani.it)

La carriera forense di Gassani fu breve ma intensa e lo aveva proiettato ai massimi livelli dell’avvocatura penale del nostro Paese portandolo ad occuparsi di processi delicati in varie regioni d’Italia. All’apice della carriera professionale ed economica e con un’amata famiglia alle spalle, non abiurò i propri principi neppure davanti ad una pistola che gli era stata spianata contro, scegliendo consapevolmente di preservare la sua dignità al di sopra della propria vita. Il 29 maggio 2009 il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, gli ha conferito la medaglia d’oro al Valor Civile per essersi offerti consapevolmente in olocausto per non tradire la toga e la legge. Lo Stato ha onorato il sacrificio della vittima, con il riconoscimento concesso a favore dei suoi familiari, costituitisi parte civile nel processo, dal Comitato di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso di cui alla legge n. 512/99.

Leopoldo “Dino” Gassani nacque ad Angri in provincia di Salerno il 4 febbraio 1930. Suo padre Ettore era nato a Serravalle Scrivia, in provincia di Genova, ma si era trasferito al sud per motivi di lavoro: era un ferroviere. Il 27 marzo 1981 insieme al suo segretario Giuseppe Grimaldi per essersi rifiutato di aggiustare le accuse che vedevano imputato un noto camorrista.

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