Di sicuro c’è solo che è morto, forse

L’ultima traccia certa è datata 26 marzo 1938. Si tratta di una lettera che Majorana spedì ad Antonio Carrelli – professore di Fisica teorica all’Università di Napoli – nella quale annunciava il suo ritorno a Napoli dopo un viaggio a Palermo che era durato poco più del tempo necessario per effettuare il tragitto di andata e ritorno

In copertina: Ettore Majorana, lo scienziato di cui non si ha più traccia certa dal 27 marzo 1938

di Roberto Greco

Certo. Oggi, di sicuro o di molto probabile, c’è solo che è morto. Ettore Majorana era nato a Catania il 5 agosto 1906 e, salvo che non sia, all’età di 112 anni, steso al sole in una spiaggia sudamericana a sorseggiare un Daiquiri, è sicuramente morto. L’ultima traccia certa è datata 26 marzo 1938. Si tratta di una lettera che Majorana spedì ad Antonio Carrelli – professore di Fisica teorica all’Università di Napoli – nella quale annunciava il suo ritorno a Napoli dopo un viaggio a Palermo che era durato poco più del tempo necessario per effettuare il tragitto di andata e ritorno. Lo scambio epistolare con il Carrelli era iniziato con il viaggio. Missive che facevano intendere il suo bisogno e la sua volontà di sparire, subito contraddette da altra in cui negava i contenuti che, si pensò, potessero far intendere che volesse suicidarsi. Suicidarsi. Majorana non parla mai, esplicitamente, di suicidio. Vuole abbandonare tutto quello che ha attorno, vuole sparire ma chiede ai suoi famigliari di portare il lutto solo per tre giorni. Nell’ultima missiva, quella scritta durante il ritorno a Napoli, scrive “il mare mi ha rifiutato” e annuncia il suo rientro all’albergo Bologna, a Napoli, ove risiedeva. Di fatto, Carrelli non incontra Majorana, dopo quel 27 marzo, giorno in cui è sceso dalla nave che l’aveva portato al porto partenopeo. Da quel momento in poi, si dipanano svariate ipotesi.

Bisogna dire che Ettore Majorana, non è un signor nessuno. Nonostante possa sembrare un anonimo funzionario dello Stato, per quel suo piglio timido e chiuso in sé, o un topo da laboratorio, Ettore Majorana è uno dei più valenti scienziati italiani. È uno dei ragazzi di via Panisperna, il nome con cui sono diventati noti i fisici italiani – D’Agostino, Segré, Amaldi, Rasetti e Majorana – che, presso il Regio istituto di fisica dell’Università di Roma, costituivano il gruppo di lavoro che coadiuvò Enrico Fermi durante la scoperta delle proprietà dei neutroni lenti. Non si trattò di una scoperta qualsiasi. Fu questa scoperta che dette l’avvio alla realizzazione del primo reattore nucleare sperimentale e che, nell’ambito del Progetto Manhattan realizzato negli Stati Uniti, dette l’avvio alla progettazione e costruzione della bomba atomica. La richiesta d’indagini per la scomparsa dello scienziato, su sollecitazione d’intellettuali e della famiglia dello stesso Fermi, arrivò sulla scrivania di Benito Mussolini.

L’annuncio pubblicato su La Domenica del Corriere – Roberto Gervaso, a cura di, Parlami d’amore Mariù – Rizzoli 1983

In anticipo sui fenomeni mediatici correnti, sulla Domenica del Corriere, uscì un trafiletto intitolato Chi l’ha visto?, in cui si descriveva fisicamente Majorana e si chiedeva aiuto a chi lo avesse, per caso, incontrato. Nonostante gli sforzi della polizia del regime, di Majorana non si trovò nessuna traccia, né vivo né morto. Scomparso. E La scomparsa di Majorana sarà il titolo che Leonardo Sciascia darà al libro che, oltre a contenere una ricostruzione del prima e del certo su Majorana, abbraccia una delle diverse ipotesi che, nel tempo, hanno accompagnato il mistero della sua scomparsa. Secondo l’ipotesi che affascinò non solo Sciascia, Majorana, dopo essere sbarcato a Napoli il 27 marzo 1938, decise, come peraltro annunciato dalle sue ultime lettere, di abbandonare sia l’insegnamento sia la ricerca e si ritirò in un eremo, a vita monastica. L’ipotesi accredita, nonostante negli anni i padri gesuiti del convento lo abbiano sempre negato, lo vede in ritiro presso il convento nella Certosa di Serra San Bruno in Calabria. Non meno affascinante, ma più complottistica, quella che vede Majorana sparire per offrire i suoi servizi al Terzo Reich, in virtù di un suo precedente soggiorno effettuato nel 1933. Altre tracce portano la ricerca in Argentina, nello specifico a Buenos Aires, località scelta da Majorana alla fine del secondo conflitto mondiale, dopo la sua collaborazione con la Germania. Ettore Majorana fu, inoltre, associato alla figura de l’uomo del cane, quel senzatetto che visse a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani fino alla sua morte, nel 1973. Le indagini, post-mortem, in parte eseguite dal dottor Paolo Borsellino, a quei tempi alla Procura di Marsala, associarono il senzatetto a tale Tommaso Lipari. Significative le somiglianze individuate tra Lipari e Majorana. Avevano la stessa cicatrice sulla mano e una grande competenza scientifico-matematica, che portò Lipari a dare ripetizioni ai ragazzini che ne avevano bisogno. Altra ipotesi accreditata è quella relativa al suicidio e al conseguente auto-occultamento del cadavere. Tesi che si configurerebbe con un salto in mare sulla via del ritorno da Palermo, ma smentite dalle note di scarico passeggeri della nave che lo riportò a Napoli, che lo vedono tra i passeggeri scesi, non solo saliti. Altra tesi, sostenuta da Umberto Bartocci, storico della matematica, nel suo La scomparsa di Majorana: un affare di Stato? ipotizza che lo scienziato sia stato fatto scomparire e poi ucciso da una congiura, organizzata dai suoi colleghi, mirante a eliminare un pericoloso rivale. La trasmissione di Rai3 Chi l’ha visto? nel 2008, ottant’anni dopo il trafiletto del Corriere della Sera con lo stesso titolo, segue le tracce della sua presenza in Venezuela dove qualcuno, il signor Francesco Fasani, non solo lo ha incontrato, ma ha addirittura una foto in sua compagnia. Nel 2015 arriva il nuovo colpo di scena. Un testimone anonimo dichiara all’Ansa di aver incontrato Ettore Majorana nel 1981. Non era solo. All’incontro avrebbe partecipato anche monsignor Luigi Di Liegro, fondatore della Caritas romana.

Quale sia la verità sulla scomparsa di Ettore Majorana, probabilmente, non lo sapremo mai. Nel periodo in cui vivevo a Roma, sono stato diverse volte a mangiare in quel bar in via Panisperna, quello in cui i ragazzi si riunivano per bere e mangiare, ma anche per chiacchierare. Alle pareti ci sono le foto di Enrico Fermi e degli altri. C’è anche quella di Ettore Majorana, con il suo sguardo triste che guarda verso il suo incerto futuro.

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