Guido Galli, 19 marzo 1980

Un fumogeno, acceso durante la fuga dai killers, ha riempito il corridoio di fumo. Alessandra Galli arriva davanti all’aula 309. A terra c’è il corpo senza vita del padre, immerso nel suo sangue e coperto con un lenzuolo. Di fianco a lui, per terra, ci sono i suoi occhiali e il Codice aperto

In copertina: Guido Galli, ucciso da Prima Linea il 19 marzo 1980

di Roberto Greco

Siamo in via Festa del Perdono, a Milano. Sono circa le 16:50. Nella sede della Statale – l’università milanese – Guido Galli, insegnante di criminologia, attende l’inizio della sua lezione. Siede su una panca, di fianco all’aula 309. Sta sfogliando il Codice. Due uomini si avvicinano a lui. Il corridoio è deserto. Uno dei due gli chiede se fosse lui il professor Galli, come se si trattasse di un qualsiasi visitatore della facoltà. Alla risposta affermativa del professore, l’uomo estrae una pistola calibro 38 Special e spara un primo colpo che lo colpisce alla schiena, poi, una volta caduto a terra, il killer spara due colpi alla nuca. Il professor Guido Galli muore. I killers si danno alla fuga. I colpi di pistola rimbombano nel lungo corridoio e la loro eco raggiunge tutto l’edificio. La figlia del professor Galli, Alessandra, è iscritta alla Facoltà di Legge. Come i suoi colleghi e insegnanti, corre verso il luogo da cui è arrivato il rumore dei colpi di pistola. Un fumogeno, acceso durante la fuga dai killers, ha riempito il corridoio di fumo. Alessandra arriva davanti all’aula 309. A terra c’è il corpo senza vita del padre, immerso nel suo sangue e coperto con un lenzuolo. Di fianco a lui, per terra, ci sono i suoi occhiali e il Codice aperto. Poco dopo le 17, con una telefonata all’ANSA, l’omicidio viene rivendicato da Prima Linea e dal Gruppo di Fuoco Valerio Tognini. Il comunicato diramato da Prima Linea recita: “Oggi 19 marzo 1980, alle ore 16 e 50 un gruppo di fuoco della organizzazione comunista Prima Linea ha giustiziato con tre colpi calibro 38 SPL il giudice Guido Galli dell’ufficio istruzione del tribunale di Milano. Galli appartiene alla frazione riformista e garantista della magistratura, impegnato in prima persona nella battaglia per ricostruire l’ufficio istruzione di Milano come un centro di lavoro giudiziario efficiente, adeguato alle necessità di ristrutturazione, di nuova divisione del lavoro dell’apparato giudiziario, alla necessità di far fronte alle contraddizioni crescenti del lavoro dei magistrati di fronte all’allargamento dei terreni d’intervento, di fronte alla contemporanea crescente paralisi del lavoro di produzione legislativa delle camere…”. Ma, chi era il professor Guido Galli?

Guido Galli, ucciso da Prima Linea il 19 marzo 1980

Guido Galli era originario di Piazzolo, una piccola località in provincia di Bergamo. Si sposa con Bianca dalla quale ha cinque figli: Alessandra, Carla, Giuseppe, Paolo e Riccardo. Magistrato e professore ordinario di Criminologia presso l’Università Statale di Milano, fu segretario della sezione milanese dell’ANM, l’Associazione Nazionale Magistrati. Fu lui che concluse la maxi-inchiesta sul terrorismo iniziata nel settembre del 1978 con l’arresto di Corrado Alunni – terrorista italiano attivo nelle Brigate Rosse ma anche in Prima Linea e nelle Formazioni Comuniste Combattenti – e il ritrovamento del covo in via Negroli, a Milano. Questo lo mise nel mirino di Prima Linea. Quel giorno, il 19 marzo 1980, il gruppo di fuoco composto da Sergio Segio, leader di Prima Linea, Michele Viscardi e Maurizio Bignami lo uccise senza pietà. La calibro 38 Special era stretta dalle mani di Sergio Segio. Oggi, sulla porta dell’aula 309 dell’Università Statale di Milano c’è una targa: «Il 19 marzo 1980 Guido Galli, magistrato e docente, fu qui assassinato dai nemici della libertà. La sua lezione continua, più ferma, più alta». In risposta al comunicato di rivendicazione di Prima Linea, la moglie Bianca e le due figlie maggiori, Alessandra e Carla – oggi entrambe magistrati come il padre – decidono di rispondere all’agghiacciante comunicato di Prima Linea con un proprio comunicato: «A quelli che hanno ucciso mio marito e nostro padre. Abbiamo letto il vostro volantino: non l’abbiamo capito…Capiamo solo che il 19 marzo avete fatto di Guido un eroe e lui non avrebbe mai voluto esserlo in alcun modo: voleva solo continuare a lavorare nell’anonimato, umilmente e onestamente come sempre ha fatto. Avete semplicemente annientato il suo corpo, ma non riuscirete mai a distruggere quello che lui ormai ha dato per il lavoro, la famiglia e la società. La luce del suo spirito brillerà sempre, annientando le tenebre nelle quali vi dibattete».

Giulio Galli era nato a Piazzolo, in provincia di Bergamo, il 28 giugno 1932. Magistrato e docente di Criminologia, fu assassinato da un commando di Prima Linea il 19 marzo 1980. Lasciò la moglie Bianca e cinque figli.

 

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