Afrin sotto assedio. Erdogan: “Spero cada entro stasera”

Dopo 50 giorni dall’inizio dell’operazione ‘Ramoscello d’Ulivo’, voluta dalla Turchia per respingere le forze curde dello Ypg a est dell’Eufrate, l’esercito di Ankara è arrivato alle porte della città curda di Afrin, cingendola d’assedio

In copertina: Donne combattenti delle Ypg/Ypj, le forze di difesa popolare curde - Agenzia DIRE

Erdogan: “Spero Afrin cada entro stasera”
La risposta dello Ypg: “Un sogno a occhi aperti”

Secondo l’agenzia di stampa internazionale Afp, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan spera che l’enclave curda Afrin, nel Nord della Siria, “cada entro stasera”. Il messaggio di Erdogan sarebbe stato diffuso in un discorso trasmesso in tv.
La stessa Afp ha raccolto la risposta del portavoce delle Unità di difesa del popolo (Ypg), Redur Khalil: “Sembra che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan sogni a occhi aperti quando dice che Afrin cadrà stasera”

L’Esercito turco: “Afrin è circondata, controlliamo aree cruciali”

L’esercito turco, sostenuto da alcuni combattenti siriani, ha annunciato di aver circondato la città di Afrin, in cui secondo Ankara si concentrano i miliziani delle Unità di difesa del popolo (Ypg), il gruppo armato curdo ritenuto affiliato al Pkk turco.
Secondo l’agenzia di stampa turca ‘Anadolu’, i militari avrebbero preso il controllo di “zone di importanza cruciale”, mentre per la ‘Bbc’ sono state bombardate anche le principali strade che portano alla città.
I residenti dell’enclave curda di Afrin riferiscono che dall’inizio dell’offensiva circa 290 civili sarebbero morti nei bombardamenti. L’esercito di Ankara ha invece annunciato di aver “neutralizzato” 3.393 combattenti dell’Ypg.

Truppe turche a 2,5 km da Afrin, un milione di civili in trappola

Al 50esimo giorno dell’operazione ‘Ramoscello d’ulivo’, le truppe dell’esercito turco e le milizie alleate si preparano a sferrare l’ultima offensiva su Afrin. La città difesa dalle truppe curde dello Ypj/Ypg e dalle Forze Democratiche Siriane è ormai accerchiata, tagliata fuori dai collegamenti con il resto dei territori del Rojava curdo.
Stando alle informazioni che provengono dal fronte, le truppe turche si troverebbero a 2.5km di distanza dalla città di Afrin. Al suo interno, ci sarebbero circa un milione di civili, molti dei quali arrivati dai numerosi villaggi limitrofi, già pesantemente colpiti dai bombardamenti turchi.
Nella città difesa dalle truppe dello Ypj/Ypg, nei giorni scorsi sarebbero arrivati i rinforzi delle milizie filo-Assad, oltre ad altre forze curde e yazide già impegnate nel nord della Siria e nel nord dell’Iraq contro lo Stato Islamico.
Alcuni media internazionali, inoltre, registrano importanti movimenti di truppe curde che, dalla città di Raqqa (appena strappata al controllo di Daesh) e dalla provincia di Deir ez-Zor (ancora sotto il controllo del califfato) starebbero ripiegando verso Afrin per rompere l’assedio.

L’appello di Jacopo, inviato di Infoaut

Da 50 giorni il popolo di Afrin resiste contro l’invasione dell’esercito turco e delle bande jihadiste loro alleate. Tra queste, ci sono anche Al Qaeda e molti combattenti dello Stato Islamico”. E’ questo l’appello da Afrin di Jacopo Bindi, redattore della testata Infoaut, uno dei pochi giornalisti occidentali che segue la situazione dall’interno della città curda.
Il giornalista italiano denuncia la situazione sul campo: “Da 50 giorni su questa piccola città, vengono usate tutte le armi della guerra: più di 70 raid aerei al giorno, elicotteri d’assalto, tank, mortai, armi chimiche. E da quando è stato dichiarato il cessate il fuoco dell’Onu il 25 febbraio, l’intensità dei bombardamenti è cresciuta e il numero di vittime civili è cresciuto vertiginosamente. Tutto questo avviene nel silenzio della comunità internazionale”.
Un nuovo Stato Islamico: “Oggi si contano almeno 300 morti e 700 feriti, ma molti sono sotto le macerie delle proprie case o in posti irraggiungibili perché sotto i bombardamenti. Sono state bombardate scuole, case acquedotti e i centri di pronto soccorso della croce rossa curda. Ad Afrin adesso manca l’acqua, i viveri di prima necessità e il latte per i bambini. Se l’invasione continuerà, in questa città ci sarà una pulizia etnica per fare posto agli islamisti che vedono in questa guerra un’opportunità per fare qui un nuovo Stato Islamico”.
Chi difende Afrin: “Erdogan dice che qua ci sono i terroristi, ma questa non è la verità. Qui sta resistendo il popolo di Afrin, che è composto da curdi, arabi, armeni, circassi, yazidi e siriaci. E ci sono le forze democratiche siriane, guidati dai curdi dello Ypj/Ypg, che abbiamo sostenuto contro lo Stato Islamico nella difesa di Kobane e nella liberazione di Raqqa.Erdogan vuole prendere Afrin perché non vuole che il popolo curdo abbia un ruolo nella ricostruzione della Siria, ma il popolo di Afrin ha deciso di resistere”.

Michele Bollino e Alessandra Fabbretti – Agenzia DIRE
www.dire.it

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