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“Petro”, Nicolas Maduro deve cadere!

In copertina: Il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro

Il petroldollaro non può ammettere che il maggior produttore mondiale di petrolio faccia a meno della valuta che domina e pretende di dominare il mercato mondiale del greggio. Il Venezuela è sotto attacco da diverso tempo. In ogni modo è stato tentato il rovesciamento del Governo di Nicolas Maduro, ma allo stato non è stato raggiunto l’obiettivo. Come nel caso di Bashar al Assad, per rovesciare un Governo ci vuole l’inconsapevole collaborazione del popolo, magari insoddisfatto se non addirittura pronto ad odiare il proprio presidente. Ma il Venezuela, per quanto popolarmente povero, continua a sostenere Nicolas Maduro. E Maduro le idee le ha chiare, come chiaramente le ha comunicate ad i venezuelani. Già da tempo era circolata la notizia della contrattazione che Maduro conduceva per sottrarsi alla borsa del dollaro americano. Le prime ipotesi erano quelle di un petrolio venezuelano in Yuan cinese. La sola idea aveva fatto intensificare gli scontri nel Paese e reso più cattivi gli attacchi militari a Maduro.

Attualmente il Venezuela pare essere “circondato” da forze militari statunitensi armate fino ai denti e pronte ad intervenire, violando i confini della Repubblica Bolivariana di Venezuela. Quale sarà la scintilla, o falsa tale, non è ancora dato saperlo. Quel che è certo riguarda però il “Petro”. Maduro lo ha presentato al mondo due giorni fa. Una criptovaluta il cui valore di cambio è quello di un barile di greggio. In sintesi, Nicolas Maduro ha lanciato una vera e propria moneta come quella che circolava nel mondo fino a qualche decennio addietro, con la sola differenza che invece di stampare moneta per quanto oro una nazione possedeva nei propri forzieri il Venezuela emetterà Petro-token per quanti barili di greggio potrà garantire a copertura. Ed i calcoli proposti dal presidente del Venezuela pare raggiungano la quota di equivalenti sei miliardi di dollari. Il Governo di Caracas in questo modo riuscirebbe ad aggirare le sanzioni imposte dagli Stati Uniti che stanno asfissiando l’economia venezuelana.

Ma il rischio è alto per il Venezuela e per Nicolas Maduro, malgrado appaia uomo difficile da intimidire. In un recente passato un altro Paese aveva avuto ambizioni di autonomia finanziaria e di sottrarsi in tal modo alla morsa economio-finanziari dei Paesi aguzzini. Lo Stato in questione era la Libia ed il suo leader, nel periodo in cui una impronunciabile sentenza di morte era stata emessa a suo nome, era il presidente di turno dell’Unione Africana. L’UA aveva presentato il proprio conio, una valuta detta dinaro africano che avrebbe dovuto dare il via alla borsa africana. In soldoni, i Paesi africani che avevano aderito all’Unione Africana ed all’adozione della moneta unica “dinaro africano” avrebbero deciso il valore dei loro beni – petrolio, uranio, pietre dure, oro ecc – con la loro borsa. Come si è conclusa la velleità di Muammar Gheddafi è storia. Meno illuminate sono le storie di alcuni dei Paesi che avevano riposto fiducia nel leader libico e che hanno casualmente subito dei colpi di Stato già a partire dall’anno successivo all’uccisione del “colonnello” Gheddafi.

Redazione:
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