Il gusto amaro dell’inciucio durante le chiamate alle armi

Editoriale di Mauro Seminara

“Possiamo dire che Paolo Gentiloni è divenuto punto essenziale di riferimento per un futuro prossimo, e non solo nel breve periodo, della governabilità e stabilità politica dell’Italia”. Sono le parole del due volte presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Un endorsement pronunciato oggi durante un intervento ad una cerimonia svoltasi presso l’IPSI, l’Istituto di studi di politica internazionale. Cosa vuol dire l’uomo che ha presidenzializzato l’Italia durante il suo lungo e discutibile mandato di garante della Costituzione ed arbitro della politica nazionale non è difficile da intendere. Paolo Gentiloni dovrà essere il prossimo presidente del Consiglio dei ministri. Poco importa per quale “larga alleanza” tra partiti che non avranno vinto le elezioni. Re Giorgio ha parlato. L’Italia dovrà procedere su questa linea politica. Punto. Certo, Gentiloni non è Matteo Renzi e neanche Silvio Berlusconi. Paolo Gentiloni Silveri, dei conti Gentiloni Silveri, nobili di Filottrano, Cingoli e Macerata, non è imbarazzante quando incontra altri capi di Stato e di Governo. Ma se bastasse questo perché in Italia si possa designare un capo del Governo, potremmo fare dei provini e prendere un bravo attore. Toni Servillo potrebbe interpretare benissimo il ruolo di presidente del Consiglio dei ministri. Magari anche quello di presidente della Repubblica, e a palazzo Chigi ci si mette Pierfrancesco Favino.
A Palermo un esponente di Forza Nuova è stato immobilizzato e pestato. Varie fratture. Ci sono andati giù pesante, ma non era un tentato omicidio. Gli hanno “dato una lezione”. A Perugia un militante di Potere al Popolo è stato aggredito mentre affiggeva dei manifesti. Erano armati di coltello e lo hanno aggredito in gruppo. Giorgio Martinico, ascoltato dai media locali in rappresentanza di alcune realtà di estrema sinistra, ha dichiarato che: “Non rivendichiamo il gesto, ma difenderemo e saremo solidali verso gli autori – dell’aggressione al palermitano di Forza Nuova – offrendo loro supporto materiale e legale”. Il leader di Forza Nuova lancia la sua “chiamata alle armi”, allertando i militanti perché siano pronti allo scontro: “Invito tutti i militanti di Forza Nuova e tutti gli alleati di ‘Italia agli italiani’ alla mobilitazione piena per evitare che la violenza comunista unita ai poteri forti soffochi la nostra voce”. Su Mediterraneo Cronaca avevamo acceso un riflettore sullo scenario che si sta configurando, e prima che i fatti accadessero. Adesso assistiamo agli eventi che potevano essere prevenuti. Assistiamo anche ai blitz di Forza Nuova nelle sedi della stampa e della Tv, l’ultimo negli studi di La7 rivendicato con orgoglio dal leader forzanovista Roberto Fiore. E preoccupa che un uomo nato nel 1925, che ha attraversato la storia di questo miserabile Paese e vissuto due terzi della propria esistenza in politica – eletto in Parlamento nel 1953 – senza mai abbandonare ruoli ed incarichi di prestigio, non si renda conto del rischio a cui si va incontro con questa pretesa di garanzia adesso rappresentata da Paolo Gentiloni.

L’attuale presidente del Consiglio dei ministri è l’uomo che ha posto la fiducia sulla legge elettorale con cui si voterà il 4 marzo. Una legge che contravviene a quanto era stato pronunciato dalla Consulta con la sentenza di bocciatura della legge elettorale detta “porcellum”, precedente alla nata morta “Italicum” di Matteo Renzi. Una legge elettorale per cui la percentuale di schede annullate è potenzialmente altissima, e proprio per questo confuso regolamento per il voto i leader di partito suggeriscono agli elettori di contrassegnare solo il simbolo di partito senza provare ad esprimere preferenze sui candidati. Volevate le preferenze per i vostri rappresentanti? Non ci pensate nemmeno! In un momento del genere, in una fase storica così delicata in cui l’Italia ha bisogno di votare, eleggere e così ottenere una rappresentanza politica che operi legittimata democraticamente, magari una guida forte ed autorevole con idee chiare e programmi certi, il caro vecchio Re Giorgio indica quello che a suo “modesto” avviso dovrebbe essere il prossimo presidente del Consiglio mai proposto e non richiesto dagli elettori. L’idea che l’assenza di una guida forte e decisa, eletta dal popolo e determinata a Governare per il popolo possa prevenire lo stato sociale caotico a cui stiamo assistendo, nella sua rinascita, non lo sfiora nemmeno. D’altro canto, Napolitano era il guru che prevedeva l’oscurità nel caso di una bocciatura della riforma istituzionale firmata Renzi-Boschi. Lo si ricorda ancora paventare scenari da Paese in ginocchio e italiani che muoiono di fame mentre non si sa bene chi banchettava con il nostro Stato. Strano, ma pare che neanche J. P. Morgan alla fine ha inteso uccidere economicamente l’Italia. Ma Re Giorgio insiste. Per lui l’Italia deve essere questa: prona al volere di entità superiori innominabili.

Nel frattempo però Forza Nuova rivendica la bontà e la necessità del fascismo, con un sottointeso “si fotta Fiano e la sua legge per l’inasprimento delle pene per il reato di apologia al fascismo”. Certo, perché la legge c’era già, ma il Partito Democratico ne voleva una più severa. Giusto per far perdere, ancora una volta, tempo prezioso al Parlamento che così ha discusso per ore, settimane e mesi su iniziative inutili come questa sul fascismo insieme a tante altre deprecabili iniziative legislative. Se non ve ne foste accorti, la legge esistente, come quella di Fiano, non vengono applicate. Piccolo particolare, ma è corretto notarlo e ricordarlo. Nel frattempo Potere al Popolo costituisce la sua forza antagonista con la propria ideologia di edifici occupati legittimamente e senza il rischio di evacuazione degli abusivi. Perché se si rimette in forze il fascismo, il comunismo non può certo fare la magra figura di chi si gira i pollici. Quindi si ritorna ai fasci che picchiano i “rossi” e i comunisti che picchiano i “punti neri”. Cosa poteva fare, o dire, il nostro venerando due volte presidente della Repubblica di utile al Paese lo avete letto al principio di questo editoriale. L’inciucio è già pronto. La legge elettorale non va bene e lo sapevano già quando è approdata per la prima volta in Parlamento. Gli italiani non possono esprimere preferenze per i candidati e per quella misera componente che la legge prevede devono anche temere l’annullamento della scheda. Il partito più votato non può governare e le alleanze di partiti sono imposte dalle quote di sbarramento della legge elettorale, ma non sono alleanze di programma e non produrranno una maggioranza ed un Governo. Infine, e questo lo sanno bene tutti, dai partiti alleati per finta e fino a Re Giorgio, gli italiani sono così confusi che non andranno a votare; agevolando inevitabilmente il super inciucio con la loro astensione. Ma l’effetto collaterale dell’astensionismo è l’estremismo, ed anche il novantenne Napolitano dovrà fare i conti con quei tempi bui che tanto somigliano a quelli in cui lui era appena maggiorenne. Ma forse è proprio questo quello che si vuole: il caos civile. Chissà quante riforme verranno attuate mentre gli italiani, impauriti ed ostaggio di quotidiani scontri civili, chiederanno sicurezza e stabilità in qualunque forma e con qualunque Governo. Anche con un Gentiloni bis, tris, quater e via governando.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*