La zucca di Cenerentola

Rubrica di Samantha Scala

La mia zucca di bambina era quella di Cenerentola. Beh sì, un po’ anche con il significato di “testa che sogna il principe azzurro” ma mi riferisco al ricordo più lontano di un ortaggio che, in assenza della moda Halloweeniana a quei tempi, non mi era molto familiare.
La verità è che non riuscivo a collegare forma e colore a ciò che poi trovavo a tavola. Perché l’unico piatto che mia madre preparava con la zucca, era il riso. E non era un risotto con magari l’aggiunta di porcini, speck o salsiccia (a stemperarne la dolcezza). Era riso bianco lessato, zucca, anch’essa lessata, e ricotta. Tutto da mischiare nel piatto.
Lo adoravo perché era una delle poche occasioni in cui mangiavo il riso. Tranne qualche divagazione Lombarda, dovuta ad una breve permanenza bergamasca in gioventù della mia mamma, il riso cedeva quasi sempre il primato alla pasta. Ecco, quella non mancava mai.
Poi, per mia impagabile fortuna, ho goduto di una madre con impeccabili doti culinarie. Passione, fantasia nel rispetto della tradizione e predisposizione alla cura, facevano sì che non si mangiasse lo stesso piatto prima di almeno un mese: sempre qualcosa di diverso da gustare a tavola Scala.
Vista l’attenzione di cui godono persone e cose che si fanno desiderare, ero sempre felice quella volta, probabilmente solo una l’anno, in cui arrivava il riso alla zucca.
Era tanto dolce (la ricotta non stemperava affatto il tipico sapore zuccoso) e di aspetto non troppo gradevole (la ricotta stemperava sì, invece, l’intenso arancione della zucca) ma io ne sento ancora l’emozione.
Con l’esperienza e il senso critico che mi ritrovo adesso, potrei contestarlo sotto ogni profilo ma, sarà che ogni piatto della memoria conserva una sua intoccabilità, sarà che mia madre lo aveva mutuato da una cara zia (e qui il rispetto si raddoppia), sará che la semplicità vince sempre…insomma, quando fuori piove e ho voglia di coccole e ricordi, me lo preparo.
Non “lo preparo” ma ME lo preparo fregandomene di reazioni di Maillard, equilibrio di sapori o consistenze, (sì, manca anche il croccante e allora?) e impiattamento gourmand.

Ho iniziato a scrivere pensando di utilizzare questo ricordo solo come preambolo per poi suggerirvi una ricetta interessante. Una di quelle che preparo adesso per famiglia o ospiti.
Tortelli alla zucca, risotto zucca speck e rosmarino, torta salata con zucca e porri, vellutata di zucca e ceci…
Facciamo così: queste, se ne avete voglia, ve le cercate da soli, il web ne è zeppo.
Se invece volete coccolarvi come me, e restare leggeri, provate a preparare questo piatto dei ricordi e del conforto. “Sbagliato” ma piacevole quanto solo i troppi abbracci e le favole sanno essere.

Nota: nella ricetta troverete una procedura leggermente modificata per dare più sapore al piatto. E….non ho resistito! La storia l’ho raccontata e “svelata” ma ho una reputazione da mantenere. Non vorremo mica rischiare di far saltare l’appuntamento settimanale! Vi mancherei lo so. E voi a me.

Riso con zucca e ricotta:

Preparazione:

Portare il brodo a ebollizione. Sbucciare la zucca e tagliarla a tocchetti. Far soffriggere la cipolla tritata in 3 cucchiai di olio, unire la zucca e cuocere per 10 minuti.

Aggiungere il riso e versare un mestolo di brodo bollente, poi continuare la cottura 
unendo, man mano che si assorbe, il rimanente brodo.

Lavorare la ricotta in una terrina con 2-3 cucchiai di acqua bollente, sale e pepe, finchè risulterà cremosa.

Impiattare e condire ogni porzione con i fiocchi di ricotta.
Una spolverata di pepe e buon appetito!

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