La farsa nel Mediterraneo è finita

Bambini con acqua nei polmoni trasferiti dalla Marina Militare italiana a Sfax con gli elicotteri. Decine di dispersi. Due donne i cui corpi sono stati recuperati e orfani a bordo di nave Aquarius. Conflitto nella gestione dei soccorsi e la Guardia Costiera libica non si attiene al coordinamento di Roma

In copertina: Un soccorritore di nave Aquarius ed un migrante finito sott'acqua durante il salvataggio

“Abbiamo dovuto affrontare un salvataggio molto critico. Quando le nostre lance si sono avvicinate al gommone, questo era già sgonfio da un lato e alcune persone erano già in acqua senza salvagente. Tutti i dispositivi di salvataggio d’urgenza sono stati immediatamente dispiegati, ma molte persone avevano già perso conoscenza quando sono state recuperate ed è stato necessario rianimarle. Malgrado tutti gli sforzi dei soccorritori e del team medico per due donne era già troppo tardi sfortunatamente.” Questo è in breve il racconto del coordinatore delle operazioni SAR di SOS Mediterranee Klaus Merkle. “La scena era devastante, arrivavano a bordo molti casi gravissimi, uno dietro l’altro, persone incoscienti che non respiravano più. È davvero straziante. Queste donne erano madri. Ora ci stiamo prendendo cura dei loro bambini, che sono ancora a bordo della nave.” Lo racconta Aoife Ni Mhurchu, un’infermiera di Medici Senza Frontiere a bordo di nave Aquarius. I racconti si riferiscono all’episodio di cui i due partner di nave Aquarius, SOS Mediterranee e Medici Senza Frontiere, sono stati testimoni e protagonisti sabato. Un soccorso che ha portato in salvo, nel ventre sicuro della nave umanitaria, 99 persone ma che ha visto morire due donne e con la consapevolezza di decine di dispersi. La Marina Militare italiana ha mobilitato elicotteri per l’immediato trasferimento dei casi più gravi. Sette bambini con acqua nei polmoni. Due bambini sono stati ospedalizzati a Sfax grazie a due elicotteri della Marina. Due bambini invece sono adesso orfani a bordo della nave.

“La scena era devastante, arrivavano a bordo molti casi gravissimi, uno dietro l’altro, persone incoscienti che non respiravano più. È davvero straziante. Queste donne erano madri. Ora ci stiamo prendendo cura dei loro bambini, che sono ancora a bordo della nave.”

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La Aquarius è stata testimone anche di un altro episodio, in un certo senso altrettanto grave, che non lascia presagire niente di buono per il futuro. Siamo a circa duecento vittime nel Mediterraneo centrale da inizio anno. In un inizio di anno così drammatico, tanto da approssimarsi al dato negativo di gennaio 2017, il conflitto di competenze tra soccorritori rischia di rilevarsi sempre più devastante. Il Maritime Rescue Coordination Centre di Roma aveva mobilitato nave Aquarius per un gommone gremito di migranti. Le istruzioni dell’MRCC di Roma erano di ricercare una imbarcazione in difficoltà nelle acque internazionali a Ovest di Tripoli. “Il gommone è stato trovato quattro ore più tardi – spiega la ONG – a circa 15 miglia marine dalle coste libiche e intercettato dalla Guardia costiera libica, che ha ordinato alla Aquarius di allontanarsi e rifiutato fermamente ogni forma di assistenza.” Una anomalia nel coordinamento tra il Maritime Rescue Coordination Centre di Roma ed il “partner” libico che decide ciò che è suo e ciò su cui non intervenire. Klaus Merkle racconta l’avvistamento del gommone che l’MRCC di Roma aveva chiesto di soccorrere: “Avevamo appena avvistato il gommone con un centinaio di persone a bordo. I fari della Aquarius sono stati accesi e puntati verso l’imbarcazione. Potevamo vedere i volti spaventati delle persone e sentirle gridare e chiedere aiuto, i nostri team erano pronti a intervenire per salvare questi uomini, queste donne e questi bambini in pericolo, ma la Guardia costiera libica ci ha ordinato brutalmente di lasciare la zona e ha categoricamente rifiutato qualsiasi offerta di assistenza dalla nostra nave umanitaria.”

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Gli accordi con la Libia sono ormai solo i residui di un pasticcio che non salva vite umane ma rischia di far aumentare il numero delle vittime. La farsa è finita, ed anche male. Adesso le navi della flottiglia umanitaria civile, decimate dal Codice di condotta e dall’autorità conferita alla Libia e da cui le ONG no sono state difese, tornano ad essere fondamentali per il soccorso in mare. L’Italia non può non farne ausilio. A parità di distanza da un gommone in difficoltà è impossibile preferire un mercantile ad una nave con squadre di soccorritori preparati, attrezzature per il salvataggio ed infermeria con medici a bordo. Nave Aquarius è stata mobilitata sul primo “target”, e dopo l’intervento della Guardia Costiera libica è stata dirottata sul secondo: quello con morti e dispersi. La Guardia Costiera italiana ha il suo bel da fare e non ci sono accordi tra Italia e Libia che possano sollevare i nostri soccorritori dall’operare in quelle acque. Nel corso della giornata sono stati soccorsi circa 800 migranti in cinque distinte operazioni. I trafficanti avevano messo in mare due barconi, due gommoni ed un barchino. Per soccorrerli tutti, l’MRCC ha mobilitato una nave del dispositivo Eunavformed, un pattugliatore della Guardia di Finanza e nave Aquarius di SOS Mediterranee.

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