Vent’anni dopo Radiofreccia, il Liga ci riprova con “Made in Italy”

Made in Italy è il racconto della perdita d’identità di una generazione. Protagonista del film è Stefano Accorsi

Luciano Ligabue è tornato dietro alla macchina da presa. L’ha fatto con un’opera che affronta il mondo contemporaneo, fatto di delusioni, speranze, attese e crisi d’identità. Liga capovolge il suo precedente punto di vista. In “Radiofreccia” racconta la necessità di essere protagonisti della propria vita, rischiando sulla propria pelle in nome di un cambiamento che, proprio per le scelte dei protagonisti, non potrà mai avvenire. Film che racconta lo stato di libertà che hanno rappresentato le radio libere ma anche il dramma dell’uso di droghe pesanti come l’eroina, che diventa venefica amica nei torbidi momenti di bisogno, ma comunque il raggiungimento di una torbida identità agognata. “Made in Italy”, al contrario, è il racconto della perdita d’identità di una generazione, che si trova sola e svuotata, in balia delle proprie non scelte, in perenne attesa del recupero della propria percezione di se stessi che è stata cancellata dalla situazione in cui vive la società che li circondas. I protagonisti vivono una realtà consolidata che entra in crisi e sarà il nuovo sguardo sulle cose del protagonista a permettere loro di superare il momento più critico della propria vita.

Protagonista del film è Stefano Accorsi, nel ruolo di Riko, un uomo onesto incastrato in un lavoro che non ha scelto e che gli consente a malapena di sopravvivere. Attore prediletto da Ligabue, l’ha voluto come protagonista in tutti i suoi film, anche in quel “Da zero a cento”, forse non compreso dal grande pubblico, in cui il regista ha voluto mescolare realtà e finzione per creare un suo omaggio alla strage avvenuta a Bologna il 2 agosto 1980. Al fianco di Accorsi troviamo Kasia Smutniak che interpreta Sara, la sua compagna. La colonna sonora fa riferimento all’omonimo album di Ligabue pubblicato nel 2016. In sala dal 25 gennaio in 400 copie.

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