La rivincita dell’Africa… …la speranza dell’Europa

Le osservazioni di Massimo Costanza

In copertina: George Weah oggi, i suoi sostenitori, il Weah campione del Milan

Da tifoso juventino innamorato del calcio romantico ho sempre saputo riconoscere ed apprezzare la classe dei giocatori, anche quelli che indossavano una maglia diversa da quella bianconera.
George Weah era tra questi: la potenza di un rinoceronte africano, la grinta di un leone liberiano, il passo felpato e fiero di una gazzella racchiuso in quel corpo da marcantonio che nel Milan di quegli anni dominava la scena mondiale.
Weah era un asso indiscusso del calcio. Nulla faceva presupporre però che vent’anni dopo sarebbe diventato un asso indiscusso degli equilibri geopolitici mondiali.
Ed invece lui ha continuato a stupirci anche fuori dal campo.
Quel ragazzone d’Africa, appese le scarpette al chiodo, ha preso i libri in mano invece che sperperare nel resto dei suoi giorni l’infinita ricchezza calcistica accumulata tra pin up, fiammanti Ferrari, party a bordo piscina a Miami o investimenti in ristoranti e case di moda.
Lui, il leone d’africa dallo sguardo buono, ha studiato sodo. Ha conseguito dapprima un diploma a 40 anni per poi studiare ancora sodo Pubblica Amministrazione e Business management alla De Vry University in Florida dove ha conseguito due master.
Nel 2005 ha provato a vincere le sue elezioni nella sua Liberia ma era troppo presto ed ha fallito… Un campione però è tale solo quando sa rialzarsi e George ha la stoffa del grande campione. Cosi riparte da zero, studia sodo, lotta per i diritti civili e per il suo futuro, si prepara bene, vince le elezioni ed oggi è il nuovo Presidente della sua Liberia, quello stato centro del mondo, centro dell’Africa, centro del nulla dove mancano acqua, luce, strade, lavoro, leggi.
Quello Stato che per decenni ha vissuto una sanguinosa guerra civile e che oggi rialza con fierezza la testa abbracciando la democrazia ed i diritti.
George questo lo sa! George sa bene che per vincere la sua battaglia deve allearsi con i suoi fratelli africani per ottenere rispetto e millenni di storia rubati dal colonialismo prima e dal neocapitalismo oggi.
Quello che deve fare George lo sa bene.
Quello che noi europei dovremmo sperare è che per gli equilibri mondiali di quella parte d’Africa si trovi finalmente un po’ di pace per costruire una nuova civiltà.
Solo cosi questo fenomeno migratorio mostruoso e tentacolare potrà davvero stabilmente arrestarsi.
Nessuno è lontano dalla propria patria per sempre, lo sanno bene tutti gli africani che credono in lui per crescere liberi e fieri nella loro madre terra.
GOD SAVE MR GEORGE (Mamma Africa farà il resto).

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