Hotspot di Lampedusa, coltellata tra vecchie conoscenze

Lo scontro tra due migranti sarebbe conseguenza di una conoscenza precedente all’arrivo sull’isola e non di una lite. Per il sindaco Martello “Se l’isola è hotspot a cielo aperto qualcosa che non funziona”. In settimana il sindaco a Roma per incontro con il Ministero dell’Interno. Insofferenza tra gli isolani

In copertina: l'incendio che distrusse parte del centro di accoglienza di Lampedusa nel 2011

L’Hotspot di Lampedusa pare essere stato casuale luogo d’incontro di vecchie conoscenze tunisine, parte delle quali giunte sull’isola questa settimana. Più che uno scontro tra due migranti nordafricani pare ci sia dietro l’incontro-scontro tra due piccole bande rivali che a Lampedusa si sono ritrovate nello stesso ristretto ambiente. L’ipotesi fornita da fonti riservate spiegherebbe in parte il motivo della rissa con pronto uso dell’arma da taglio ed anche il ritorno alla quiete dopo il trasferimento di una delle fazioni avvenuto questa mattina. La rissa che ieri sera si è consumata a Lampedusa però ha avuto comunque gravi conseguenze sia dentro che fuori le mura dell’hotspot di contrada Imbriacole. A Lampedusa il malumore cresce proporzionalmente alla permanenza dei migranti nel Centro. Un disagio conseguente al logico bighellonare in giro per il centro abitato degli ospiti di contrada Imbriacole non più “hotspot” dopo le prime 48 ore dallo sbarco.

Il sindaco di Lampedusa e Linosa Totò Martello
Per i residenti questo rappresenta un uso hotspot dell’intera isola e la permanenza dei migranti, che raggiunge a volte anche i due mesi, non smentisce questa idea. Dello stesso avviso è il sindaco Totò Martello: “Lampedusa non può essere un hotspot. Se l’isola è un hotspot a cielo aperto vuol dire che c’è qualcosa che non funziona”. Martello ribadisce il già lanciato concetto di “mancanza del rispetto delle regole” riferendosi al bivaccare ed al litigare, anche con estrema violenza, già visti in giro per l’isola questa estate. La lunga permanenza e l’ordine pubblico è quindi il tema che il primo cittadino intende affrontare in settimana a Roma. Un incontro che si dovrebbe tenere presso il Ministero dell’Interno tra martedì e giovedì in occasione di altre attività che il sindaco ha da svolgere nella capitale. Al momento però non c’è una data certa e nemmeno un appuntamento nell’agenda del ministro Minniti.

Un momento del dopo sassaiola che si è verificata nel settembre del 2011 a Lampedusa
La rissa è partita in conseguenza al ferimento al volto di uno dei due migranti tunisini. Ferimento da arma da taglio. Dopo la sortita in stile carcerario c’è stata la reazione e lo scontro tra due migranti è divenuto una vera e propria rissa in cui si sono affrontate le fazioni rivali. Sono immediatamente intervenute le forze dell’ordine per separare i gruppi e riportare all’ordine la struttura in cui erano presenti circa 260 migranti in prevalenza nordafricani. All’intervento delle forze dell’ordine è conseguita prima la dispersione dei facinorosi e poi il riaggregarsi di un gruppo di migranti che da posizione vantaggiosa ha dato il via ad una sassaiola con il ferimento di un agente. Sull’isola, memore dell’episodio di fine estate del 2011, già solo la parola “sassaiola” richiama brutte sensazioni e alimenta l’insofferenza nei confronti dell’hotspot e della lunga permanenza dei migranti. Un soggiorno obbligato troppo lungo, sia per i lampedusani che per gli stessi migranti messi emotivamente a dura prova.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sostienici

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*