La riduzione del buco nella fascia di ozono

Primi risultati incoraggianti: Dopo quasi un decennio il buco nell’ozono si riduce grazie al bando dei gas CFC

Quando fu firmato il “Montreal Protocol’s”, nel 1989, fu espresso un impegno formale, tra i firmatari, a ridurre l’uso e la produzione delle sostanze che minacciano lo strato d’ozono, in particolare i clorofluorocarburi, conosciuti come gas CFC. Sottoposto a diverse revisioni, il “Montreal Protocol’s” mostra oggi i primi risultati positivi. Un recente studio pubblicato sulla rivista “Geophisycal Reasearch letters” sostiene che, a fronte di un aumento del livello di ozono sull’Antartide, sta corrispondendo un calo della quantità di CFC rilasciata.

Comparazione della fascia di ozono tra il 1998 e il 2017
Ricordiamo tutti quando, all’inizio degli anni ’80, le osservazioni, seppur sperimentali, evidenziavano un primo assottigliamento nello strato di ozono che sovrasta l’atmosfera inferiore, la troposfera, dell’Antartide. Perdere lo schermo dell’ozono rappresenta, ancor oggi, un gravissimo problema. È grazie a lui che sono schermate le radiazioni che causano danni al DNA, ossia i raggi ultravioletti che, proprio in mancanza dello strato di ozono, arriverebbero sulla Terra senza filtro. È stato ampiamente dimostrato che le molecole di cloro, elemento primario dei CFC, distruggono le molecole dell’ozono e che, a causa delle condizioni climatiche e atmosferiche, è proprio sopra il Polo Sud che i venti estivi dell’emisfero boreale spingono i CFC e quelli invernali li tengono sospesi su quell’area.

Il ghiaccio e le basse temperature sono, peraltro, un ottimo reagente per la catalizzazione ozono-distruttiva dei CFC. Susan Strahan, responsabile del progetto e scienziata dell’atmosfera al “Goddard Space Flight Center NASA”, spiega: “Vediamo molto chiaramente che il cloro dei clorofluorocarburi sta scendendo e quindi si sta verificando – continua la Strahan – una riduzione del buco nell’ozono.” Lo scorso anno, la NASA aveva annunciato che il buco presente nell’ozono al momento delle analisi era il più piccolo di tutte le misurazioni effettuate dal 1988, con un’estensione massima pari a 19,6 milioni di chilometri quadrati. La stima dell’ente spaziale americano è che tra il 2060 e il 2070 il buco generato nell’ozono potrebbe richiudersi.

Per la NASA sono le prove definitive del successo del Protocollo di Montreal

Le informazioni sono state raccolte ed elaborate dal “Microwave Limb Sounder” installato sul satellite Aura, mandato in orbita intorno alla Terra nel 2004. Il satellite, a differenza di altri, non ha bisogno della luce del sole per il suo funzionamento, andando a intercettare tracce di gas tramite l’emissione di microonde, tecnologia ideale per le misurazioni sull’Antartide anche durante il periodo luglio-settembre, periodo in cui il Polo Sud è nascosto al Sole. Ma non vuol dire che i problemi sono finiti. Come dichiara il climatologo Franco Prodi sul Giorno: “Questo fenomeno non è però da confondersi con il riscaldamento globale, fenomeni del tutto distinti. Il cosiddetto Global Warming non causa il buco dell’ozono e il dato che sta emergendo ne è una prova. Quello che ha dimostrato funzionare – continua il professor Prodi – è stata la messa al bando dei CFC.”

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