Congratulazioni ai ragazzi del ‘99

Editoriale di Mauro Seminara

Cari ragazzi del ’99, il presidente della Repubblica italiana vi ha citati nel suo discorso di fine anno affidandovi una grave responsabilità. Un discorso breve nel quale vi ha subito chiamato al gioco della politica. Voi, fortunati, che rispetto ai vostri coetanei di cento anni prima non dovrete andare a combattere la prima guerra mondiale, avrete l’onore ed il piacere di scegliere tra questo bel panorama candidato a distruggere ciò che resta dell’Italia. Voi farete il vostro dovere alle urne senza sapere neanche come e perché ci si è ridotti in questo modo. Voterete con il grave peso sulle spalle dell’altissima aspettativa sulla vostra scelta oppure non voterete affatto, assumendovi la responsabilità di non avere compiuto una scelta ed avvantaggiato così facendo i soliti mali “democratici” da estirpare. In poco più di dieci minuti, dal Quirinale, Sergio Mattarella vi ha presi e messi a forza nel tritacarne che noi abbiamo creato e che pare proprio che non intendiamo spegnere. E con la massima probabilità voi, alle 20:30 del 31 dicembre, non stavate nemmeno sentendo cosa il presidente vi stava dicendo. In fondo, sono passati così tanti anni da quando alle scuole un tempo dette “medie” si studiava quella materia definita “educazione civica”, che prima vi si dovrà con buona pace spiegare chi votate e perché dovreste farlo. Non è mancanza di fiducia nei confronti della vostra generazione, ma basta fare un giro di domande a tavola, tra i giovani eccezionalmente in casa per le feste, per comprendere che spesso il presidente del Consiglio dei ministri viene confuso con quello della Repubblica o viceversa. Eppure tocca a voi. Dovete votare, cari ragazzi del ’99. Dovete farlo con responsabilità, garantendo continuità, decoro ed impegno politico al Parlamento italiano. In altri termini sarebbe un po’ come dirvi che è meglio l’astensione se proprio non riuscite a fondare voi del ’99 un partito entro due o tre settimane da adesso.
In dieci minuti il presidente Mattarella non vi poteva spiegare granché. Che poi, per spiegarvi qualcosa, seriamente, sarebbe servito l’intero anno appena trascorso. Ma non in versione Piazza Pulita o Carta Bianca. No, sarebbero serviti Piero Angela, Alberto Angela e tutto il resto della famiglia Angela-Quark. Vi si deve spiegare perché già tanto tempo prima dell’Euro avevamo rinunciato alla sovranità della Lira. Vi si dovrebbe chiarire, a voi maggiorenni freschi di metodo ed approccio scolastico, come abbiamo potuto aderire ad una Unione monetaria senza una vera Unione di Stati confederati. Oppure come mai i più potenti uomini di questa bellissima Unione europea non vengono eletti da nessuno. Vi si dovrebbe anche chiarire, in vista del prossimo 4 marzo, perché non potete scegliere i vostri rappresentanti alle Camere. Avreste il diritto di comprendere perché se l’economia di una Nazione la muove il popolo, questo non ha garanzie di lavoro stabile né tutele come non gode di alcuna tutela il prodotto italiano sempre più scalzato da importazioni a basso costo ed illegittimamente competitive. Magari vi si dovrebbe anche un po’ di storia recente, giusto perché comprendiate che tra i simboli candidati ci sono anche i vostri aguzzini. Quelli che hanno fatti si che voi, giovani del ’99, abbiate già un grosso debito sulle spalle e nessun futuro, lavoro, prospettiva, sogno, speranza.
Dovete votare. Dovrete valutare la mega accozzaglia di centrodestra senza che nessuno vi stia spiegando che la stessa, in Sicilia, non riesce neanche a fare una seduta seria nel più antico Parlamento d’Europa perché con le accozzaglie si vince ma non si governa. Dovrete considerare il centrosinistra, quindi non il Partito Democratico, senza sapere che “Liberi e Uguali” è forse un bello slogan ma non è inedito il partito che porta questo nome e contiene appunto ciò che insieme al centrodestra di cui sopra vi ha costretti a questa sopravvivenza in depressione congenita. Dovrete prendere in esame, letteralmente, quel Partito Democratico di Matteo Renzi che ha finito di demolire la scuola pubblica da cui siete appena usciti, chiamando però la riforma “buona scuola”, e approvato la nomina della ministra della pubblica istruzione che non si sa che titolo di studio ha ma si è capito che costringerà per i vostri fratelli e sorelle alla mortificazione dei vostri genitori. Dovreste poi perfino valutare i rischi di cortocircuitazione governativa conseguenti ad una eventuale vittoria del Movimento Cinque Stelle, senza però sapere questo simbolo barrato cosa romperebbe di ciò che non funziona in quei meccanismi che voi non conoscete.
Eravate dei bambini, cari ragazzi del ’99, quando in Italia si facevano esplodere persone e monumenti a suon di tritolo e nasceva la novità politica che avrebbe determinato l’impoverimento culturale dell’intero Paese nel corso di tutta la cosiddetta “Seconda Repubblica”. Non eravate neanche nati quando questo Stato secretava le prove di colpevolezza di chi aveva ucciso 81 persone che a breve sarebbero dovute atterrare all’aeroporto di Palermo nel giugno del 1980. Non eravate certo nati quando, con il coinvolgimento di tutti gli apparati di intelligence italiani e non solo, veniva sequestrato il leader della Democrazia Cristiana e poi ucciso in una gigantesca farsa che neanche i più celebrati romanzieri potrebbero partorire. Non sapete neanche chi è morto oggi, ad 81 anni, né perché dovreste leggere i suoi libri sul caso Moro di cui fu giudice Istruttore all’epoca dei fatti. Voi, ragazzi arruolati alla partecipazione politica dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, non eravate nati e non potete ricordare il presidente della Repubblica Sandro Pertini. Era uno dei più temuti nemici del fascismo ed un gentiluomo al tempo stesso. Colui che definì indegna l’esposizione a testa in giù del Duce pur avendolo combattuto per anni ed avendo subito pesanti sconfitte con annessa costrizione di fuga all’estero. Forse qualcuno di voi può averlo visto, per caso, in quelle immagini che lo ritraggono esultante ai mondiali di calcio che l’Italia vinse nel 1982; ma a voi forse dobbiamo prima spiegare perché la nazionale di calcio italiana non parteciperà ai mondiali di calcio 2018. Tornando al fascismo, vi si dovrà anche far capire perché non è stata e non potrà mai essere una soluzione.
Ma chi dovrebbe spiegarvi tutto ciò non ve lo può indicare il presidente della Repubblica. Lui, dall’alto del Colle, dovrebbe spiegarvi piuttosto perché i vostri genitori non hanno tempo per voi, neanche quando fisicamente sono a casa insieme a voi. Qualcuno però dovrebbe pur raccontarvi come funzionavano le famiglie prima di questa epoca folle in cui neanche la Costituzione riesce a difenderci: un reddito non è quasi mai sufficiente a mantenere una famiglia in maniera dignitosa. I vostri genitori lavorano entrambi, e non riescono ugualmente a far quadrare i conti; oppure ne lavora uno solo e non vi potete permettere neanche di pensare all’Università ora che avete il diploma, la maturità ed il diritto al voto. In altri casi non lavora neanche uno dei genitori, e magari sono anche separati; e per voi non ci sono altri toni che quelli di persone frustrate che non hanno tempo né testa per la vostra crescita. E poi, dovrebbero aiutarvi a capire come e chi votare proprio quei genitori che hanno votato così tanto bene negli anni da ridurvi a schiavi senza diritti ancor prima di nascere? Forse è meglio che vi documentiate attraverso il web, leggendo con attenzione tutto ciò che attiene alla politica e scartando ciò che riguarda in modo diretto i partiti che chiedono il vostro voto. Perché sul conto di questi ultimi, nei prossimi due mesi, sentirete dire tante di quelle minchiate da correre il rischio che anche voi li votiate. Cari ragazzi del ’99, il presidente della Repubblica è stato chiaro: le porcate non le avete fatte voi, ma qualunque cosa accadrà il 4 marzo sarà anche vostra la responsabilità. Eccovi la lezione numero uno sulla politica nostrana: la colpa non è mai dei veri responsabili; ed in questo caso sarà vostra, che in massima parte non sapete neanche di cosa stiamo parlando. Congratulazioni, cari ragazzi del ’99.

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