Nazioni discarica per popoli rifiutati, prima udienza del TPP

Prima udienza del TPP nella Giornata Mondiale del Rifugiato. Riconosciuto merito alla Sicilia ma non alle Nazioni. Assente l’UE e l’Italia. Nell’atto di accusa si chiede conto anche della “persecuzione” delle navi di Ong che soccorrevano i migranti

La tendenza è creare luoghi sempre più ampi in cui trasferire e controllare i migranti, grazie alle minacce e allo sfruttamento fisico nei campi di lavoro forzato e alle violenze sessuali.

Le parole vibranti di Brid Brennan, che presenta l’atto di accusa generale presentato nella Sessione di apertura della sessione di Barcellona, scuotono l’aria della sala che ospita l’udienza del Tribunale Permanente dei Popoli. Dopo una breve ma fondamentale presentazione del Tribunale e dei membri della sua giuria, l’udienza entra subito nel vivo. “Alla Sicilia il Tribunale riconosce” dice il Segretario Generale del TPP Gianni Tognoni “un primato non solo come luogo ormai storico d’integrazione, di approdo naturale e di accoglienza, ma anche come sostenitore in prima linea dei diritti dei popoli migranti dei quali, da sempre, l’isola è stata spiaggia e crocevia di accoglienza. Ed è questo il motivo – continua Tognoni – per cui oggi quest’udienza si svolge a Palermo”. Sono sessantasette le Associazioni siciliane che hanno aderito alla sessione in corso e tutte sono attive e in prima fila per la difesa dei diritti e, contemporaneamente, sono forte segno ed espressione del territorio a cui appartengono. Lo sguardo di Tognoni assume un tono rassegnato quando annuncia che, nonostante l’atto di accusa sia stato presentato nei modi e nei tempi previsti, né il ministro dell’Interno Minniti tantomeno i ministri competenti dell’UE hanno espresso riscontro né tantomeno risposte. Il segnale è, purtroppo, chiaro. L’Italia e l’Unione Europea stanno volutamente ignorando il ruolo del TPP e la sua funzione primaria ma, fingendo di non riconoscerlo e rendendosi latitanti di fronte alle richieste formali, formalizzano la loro pilatesca posizione, forti del fatto che non ci sarà pena, in quanto il TPP non è un tribunale sanzionatorio, e il danno di immagine viene ritenuto risibile.

Brid Brennan alla prima udienza del TPP
“La giornata in cui si svolge l’apertura di questa udienza è particolare – ricorda Brid Brennan – perché oggi è la Giornata Mondiale del Rifugiato ma, purtroppo ancora oggi possiamo solo vedere che, in tutto il mondo, si sta tentando di cancellare il concetto di rifugiato e di considerare sempre più spesso i migranti esclusivamente come migranti economici.” Sono passati oramai 17 anni da quanto l’Assemblea generale delle Nazioni Unite proclamò il 18 dicembre come “Giornata Mondiale del Rifugiato”, ma l’analisi complessiva che è stata realizzata dal TPP è che la situazione dei diritti abbia subito una vera e propria devoluzione. Nonostante le diverse politiche sui migranti attuate negli ultimi vent’anni, oggi registriamo un enorme calo della loro efficacia e, in alcuni casi, la loro totale inadeguatezza. Oggetto dell’udienza in corso a Palermo è anche l’accordo Italia-Libia realizzato dal nostro Ministero degli Interni. Gli effetti di questo tipo di politiche di gestione dell’immigrazione ed i relativi provvedimenti legislativi sono disastrosi, e stanno creando realtà all’interno delle quali la parola “diritti” è bandita.

Sciurba e Sala leggono l’atto d’accusa
“Diamo ora lettura dell’atto d’accusa dell’udienza in corso”. Alessandra Sciurba e Daniele Papa prendono posto. Le loro parole non hanno mezzi termini. “Questa sessione del Tribunale Permanente dei Popoli è chiamata ad accertare, e ad elaborare le deliberazioni conseguenti, se le politiche adottate dall’Unione Europea in tema di migrazione e asilo, di cui sono espressioni politiche, normative e prassi recenti degli Stati membri, configurino, nei loro effetti concreti sul popolo migrante, un crimine contro l’umanità e/o prefigurino gravi violazioni degli articoli sanciti nella Dichiarazione Universale dei Diritti dei Popoli firmata ad Algeri il 4 luglio del 1976”. L’atto d’accusa è ben articolato e individua con precisione i termini delle richieste cercando di indagare sugli effetti che le politiche dell’UE hanno su migrazioni e asilo, al fine di capire se esse non costituiscano una negazione dei diritti fondamentali della persona umana mortificandone la dignità, definendola “illegale” e ritenendo “illegali” le attività di soccorso e di assistenza in mare. Chiede altresì conto dell’arretramento delle unità navali Frontex e EunavforMed individuabile come possibile causa degli interventi di blocco forzato sui migranti ponendo così in secondo piano l’obbligo di rintraccio e soccorso, configurando anche una responsabilità omissiva.

La prima udienza del Tribunale Permanente dei Popoli a Palermo
Ma l’atto d’accusa chiede conto anche dell’atteggiamento del nostro Governo nei confronti delle ONG, per capire se l’allontanamento forzato delle navi delle ONG dal Mediterraneo, indotto anche dal “codice di condotta” imposto dal governo italiano, abbia indebolito significativamente le azioni di ricerca e soccorso dei migranti in mare e abbia contribuito ad aumentare quindi il numero delle vittime. Ma anche se, a seguito degli accordi con la guardia costiera libica, gli episodi di aggressione denunciati dalle ONG che svolgevano attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo siano indirettamente ascrivibili anche alle responsabilità del governo italiano, eventualmente in concorso con le agenzie europee operanti nello stesso contesto.

La platea del Tribunale Permanente dei Popoli
La voce dei testimoni che chiude questa prima giornata dell’udienza palermitana del Tribunale Permanente dei Popoli riporta una realtà cruda e inaccettabile. Oggi i migranti sono catturati come i tonni, ripescati nel cimitero d’acqua che separa gli stati del Mediterraneo e trasportati a forza nelle nuove tonnare che, al posto della spessa rete di contenimento che si usa normalmente nelle tonnare, hanno il filo spinato e le guardie armate. Purtroppo la tendenza è creare luoghi sempre più ampi in cui trasferire e controllare i migranti, grazie alle minacce e allo sfruttamento fisico nei campi di lavoro forzato e alle violenze sessuali. Si verranno così a creare lager che occuperanno intere regioni del continente, luoghi in cui i diritti non esisteranno, ritenendo questa strada la più sicura per garantire “diritti” a quelli che vivono al di fuori di questi spazi controllati. Siamo ben oltre la visione orwelliana del controllo che già contraddistingue questa società. Questo modello involutivo rappresenta una concreta minaccia per tutti, perché ognuno di noi appartiene a una minoranza e, prima o poi, potremmo essere il prossimo bersaglio.

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