La Turchia lega il mondo arabo e riallaccia con la Libia

Incontro ad Istanbul tra il presidente del Governo transitorio libico di Tripoli e il primo ministro turco per il recupero dei contratti commerciali Turchia-Libia. Scadenza accordo di Skhirat alle porte e Libia sempre più incerta sulla scia della guida Onu. Israele adesso impegnata con la Palestina e i suoi 57 alleati

In copertina Fayez Al-Serraj ed il Primo Ministro turco Binali Yıldırım ad Istanbul

Accordo di Skhirat – 17 dicembre 2015
A margine della seduta straordinaria dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica che ieri ad Istanbul ha proclamato Gerusalemme Est capitale della Palestina, il Primo Ministro turco Binali Yıldırım ha incontrato in privato colloquio uno dei 57 leader dei Paesi musulmani intervenuti: il presidente del Governo di Accordo Nazionale libico Fayez Al-Serraj. L’incontro è risultato produttivo per i due Paesi che pare abbiano ritrovato una sintonia al tempo smarrita. Turchia e Libia hanno infatti deciso di recuperare vecchi accordi abbandonati nei cassetti e dal loro nuovo corso. Contratti commerciali che erano stato tacitamente sospesi e che adesso potrebbero riprendere vita influenzando lo scenario politico con la scadenza dell’accordo di Skhirat alle porte. Il 17 dicembre del 2015 era stato siglato l’accordo che avrebbe dovuto spianare la strada alla pace tra i governi di Tripoli e Tobruk che hanno di fatto diviso la Libia in due dopo l’esecuzione di Muammar Gheddafi, nel 2011, quale epilogo di una guerra ancora oggi irrisolta.

Recep Tayyip Erdogan
Alla scadenza, ormai prossima, poche ore, dell’accordo che le parti libiche firmarono in Marocco, non ci sono garanzie circa le democratiche elezioni che dovrebbero essere indette per una riunificazione della Libia. Nel frattempo sono innumerevoli le forze esterne che lavorano nel grande Paese nordafricano procurando spaccature più che processi di riunificazione. Ma, mentre Nazioni come la Francia e gli Stati Uniti restano iscritte al libro nero dei nemici libici, rei di aver rovesciato il Paese ed il loro leader nel 2011 oltre che per ben più datati conflitti tra Washington e Parigi contro Gheddafi, altri attori si affacciano alla Libia con in apparenza diversa pretesa. È appunto il caso della ritrovata Turchia, che per mezzo del suo presidente Recep Tayyip Erdogan pare essere l’elemento aggregatore di una disfatta regione araba musulmana.
Mohammed bin Salman
La proclamazione di Gerusalemme capitale della Palestina infatti va letta oltre l’atto formale. Il vero focus lo merita il tempo ed i numeri del summit di Istanbul. Pochi giorni dopo la dichiarazione di Donald J. Trump circa il riconoscimento di Gerusalemme capitale dello Stato d’Israele, 57 leader di Paesi musulmani sedevano in pacifico accordo nella stessa sala ad Istanbul. Tra essi anche il principe saudita Mohammed bin Salman, il riformista arabo che vuole il ritorno all’Islam tollerante e moderato mentre continua a fare arrestare o punire i principi sauditi contrari alla revisione della cultura araba.

La sconfinata regione araba musulmana pare stia ritrovando nuovi input per l’alleanza da sempre apparentemente irraggiungibile. Complice di questa nuova coesione la politica che gli Stati uniti sta conducendo, in modo ormai fallimentare e con lo stesso logorato metodo, nella regione mediorientale. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, o radunare i musulmani, è stata la responsabilità che il presidente americano Donald Trump si è assunto dopo che dal 1995 nessun suo predecessore aveva mai voluto dar seguito al riconoscimento di Gerusalemme capitale di Israele voluta e votata a maggioranza dal Congresso. Un colpo di scena su cui ancora oggi si interrogano i migliori analisti, avendo una simile iniziativa nessuna prospettiva positiva e una infinità di scenari devastanti tra le conseguenze certe. Il primo scenario si è già concretizzato: Israele ha adesso un nemico inferocito al confine e dietro questo nemico non c’è più soltanto Abu Mazen con Hamas o il popolo palestinese ma l’intera Organizzazione per la cooperazione islamica ieri radunatasi a Istanbul.

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