La proposta di Erdogan: “Gerusalemme Capitale della Palestina”

Vertice straordinario dell'Organizzazione per la cooperazione islamica ad Istanbul. La proposta votata da 57 leader di Paesi musulmani ed approvata è la dichiarazione di Gerusalemme Est capitale della Palestina

La foto ufficiale dei leader al summit straordinario dell'Organizzazione per la Cooperazione Islamica che si è tenuto a Istanbul

Erdogan al vertice straordinario del OIC di Istanbul
L’idea era già apparsa sui social italiani la dove la narrazione mainstream non ha ancora fatto il lavaggio del cervello ai titolari di profili Facebook, Twitter e dintorni. Ma a lanciare la proposta adesso è un presidente: Recep Tayyip Erdogan, il presidente della Turchia. Secondo Erdogan “Israele è uno Stato terrorista”, e la sua proposta potrebbe quindi essere anche una chiamata alle armi, visto che è stata votata da 57 capi di Stati musulmani e tra questi c’era anche Abu Mazen. L’affermazione di Recep Tayyip Erdogan viene infatti lanciata ad Istanbul nel corso di un summit a cui hanno partecipato 57 leader di Paesi musulmani. Un vertice di Paesi musulmani trasversale, indetto dopo la dichiarazione americana sul riconoscimento di Gerusalemme Capitale di Israele, ed al quale la partecipazione è stata enorme visti anche i tempi strettissimi con cui è stato organizzato. Erdogan ha accusato Israele di essere uno Stato senza scrupoli ed i cui soldati non hanno alcun problema nell’aggredire militarmente anche i bambini. In questo contesto quindi non si profila più quale semplice provocazione ma appare quasi una dichiarazione la cui conseguenza non potrà che essere la guerra in Medio Oriente. Una guerra ampia che coinvolgerà tutto il Medio Oriente, il Mediterraneo, la Nato e chi più ne ha più ne metta. Perché non si può dimenticare che il promotore, padrone di casa di questa enorme Conference Hall, è il presidente di uno dei Paesi della Nato: il secondo per numero di basi ed armamenti. Lo stesso Paese che accusa gli Stati Uniti di aver complottato con l’Imam esule negli States Fetullah Gulen un colpo di Stato nel luglio dello scorso anno.

Netanyahu e Mogherini a Bruxelles
Il golpe, pur fallito, ha cambiato radicalmente i rapporti tra la Turchia e la Nato, tra Erdogan e gli Stati Uniti. Rapporti che erano già in corso di rivalutazione dopo che all’abbattimento di un cacciabombardiere russo impegnato in Siria contro i terroristi ne era conseguita, invece di una rappresaglia del Cremlino contro la colpevole aviazione turca, una mano tesa al dialogo. Recep Tayyip Erdogan è attualmente un nemico della Nato, o di alcuni dei principali attori che siedono nel Consiglio di sicurezza, che fa parte della Nato. Le parole del presidente turco lasciano infatti scarso margine ad interpretazioni: “Credo che i 196 paesi membri delle Nazioni Unite abbiano scelto una posizione corretta. Gli USA possono essere una potenza nucleare, ma il mondo non gli appartiene”. Una dichiarazione che si presenta in linea con la posizione presa dall’Unione europea ed annunciata dal suo alto funzionario Federica Mogherini. Quando all’auspicio lanciato dal presidente israeliano Benjamin Netanyahu, circa il riconoscimento di Gerusalemme Capitale d’Israele anche da parte dell’Unione, l’Alto rappresentante Ue ha risposto che praticamente non accadrà mai. La Turchia, giusto ricordarlo, ha ancora un piede nella pratica di annessione all’Unione europea. L’altro piede però ce l’ha ben piazzato all’interno dell’area musulmana del Medio Oriente, e l’odierno summit ne accredita ancora di più la partecipazione e l’influenza.

Donald Trump e Abu Mazen
Istanbul, la Turchia, ha ospitato un vertice straordinario che ha visto partecipi 57 Paesi. Tempi e modi da far impallidire le Nazioni Unite. Nel corso della seduta straordinaria ed emergenziale dell’Organizzazione per la cooperazione islamica, il presidente della Turchia non ha certo fatto il giro intorno a diplomatiche parole per la definizione dello stato attuale di Gerusalemme: “Basta fare pochi passi, per capire che la città è sotto occupazione. Israele è uno stato terrorista. I militari afferrano i bambini e li gettano in prigione”. Una arringa che ha sicuramente caricato la platea. Per Maḥmud Abbas, meglio conosciuto come Abu Mazen, leader di Hamas, gli Stati Uniti non sono più mediatori di pace in Medio Oriente. Affermazione fatta mentre i razzi di Hamas pare volino oltre il confine, in Israele, e le rappresaglie aeree di Israele colpiscono la Palestina. Al termine del vertice straordinario c’è quindi una proposta condivisa ed anche un comunicato ufficiale che definisce quella di Trump una decisione “irresponsabile, illegale e unilaterale del presidente degli Stati Uniti” perché “riconosce Gerusalemme Capitale della Potenza occupante”. La decisione dell’Organizzazione per la cooperazione islamica al termine della seduta straordinaria è quindi quella di dichiarare Gerusalemme Est Capitale della Palestina.

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