Riforma costituzionale: vincerebbe ancora il No

Il sondaggio è stato realizzato da Ipsos per il Corriere della Sera tra il 23 ed il 24 novembre. Dopo un anno il No sarebbe addirittura aumentato di un punto percentuale. Nessun pentimento quindi degli italiani

Un anno fa gli italiani partecipavano come raramente in passato ad una consultazione referendaria che aveva monopolizzato i dibattiti per mesi. In ballo c’era una drastica riforma costituzionale fortemente voluta dall’allora premier Matteo Renzi e firmata dalla ministra per le riforme Maria Elena Boschi. Del testo si ricorda la riforma di circa cinquanta articoli della Carta Costituzionale, la soppressione del Senato come lo conosciamo, la soppressione del Cnel e la costituzione di una Camera delle autonomie che al posto del Senato della Repubblica avrebbe reso “senatori” sindaci e presidenti di Regione.

Matteo Renzi
La campagna referendaria è stata massiccia ed il presidente del Consiglio Renzi ha letteralmente impegnato ogni frequenza televisiva e giornale per sponsorizzare la riforma su cui si era giocato perfino l’impegno in politica insieme alla sua fedelissima collaboratrice il cui unico mandato era proprio quello di navigare in porto la riscrittura di un terzo della Costituzione come anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano pretendeva. Il risultato, di cui oggi è il primo anniversario, è stato quello di una sonora sconfitta per i riformisti. Il 59,1% di quanti si sono recati alle urne ha votato contro la riforma renziana e, malgrado il bombardamento mediatico, le sponsorizzazioni di nomi noti dello spettacolo e della stampa, solo il 40,9% aveva dato fiducia all’entourage di Matteo Renzi confermando quello che il Parlamento non era riuscito ad approvare con la maggioranza minima necessaria rimandando appunto al popolo la decisione finale.

Oggi, 365 giorni dopo, il risultato sarebbe invariato e vincerebbe ancora il No alla riforma come lo scorso 4 dicembre. A stabilirlo è stato un sondaggio Ipsos PA commissionato dal Corriere della Sera e realizzato tra il 23 ed il 24 novembre su un campione di mille persone. A distanza di un anno però, secondo il lavoro dell’istituto demoscopico, la fiducia nei confronti dei riformisti sarebbe addirittura calata. Il dato emerso dal campione Ipsos è infatti del 61% in favore del No contro il 39% in favore della riforma. Dal sondaggio emerge quindi una maggiore diffidenza verso la riforma invece di un pentimento verso la mancata opportunità di snellire la burocrazia politica italiana come promesso dai riformisti. Dopo la severa bocciatura che aveva impegnato in grave modo il Consiglio dei ministri ed il suo premier nei circa mille giorni di mandato ci sono state le dimissioni di quest’ultimo. Il Consiglio dei ministri, in vero, non è cambiato e salvo l’avvicendamento tra Matteo Renzi e Paolo Gentiloni a palazzo Chigi, il registro è rimasto invariato. Il segretario del Partito Democratico non si è poi ritirato dalla vita politica facendosi anche rieleggere alla guida del partito e la sua ministra, venuto meno il Ministero per le Riforme costituzionali, ha accettato la delega quale sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Quello che nel frattempo è cambiato è il partito che avrebbe dovuto riformare il Paese, oggi frammentato in nuove formazioni politiche dopo le rotture conseguenti al calo di appeal del segretario riformista.

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