A recording session: Band Aid

Rubrica culturale di Roberto Greco

Quando quella mattina uscii dal portone del 105 di Ladbroke Grove, il sole era già pieno ed iniziava la sua fase calante. Mi avviai verso la fermata dell’underground mentre prendevo la busta di tabacco dalla tasca posteriore del jeans. Mi rollai una sigaretta poi, un attimo prima di accenderla, mi voltai e guardai la porta da cui ero uscito. Era la porta dei SARM West Studios. Ricordo ancora oggi, dopo più di quarant’anni, quando la varcai per la prima volta. Mi accompagnò Brian May, con il quale ero stato in tour per un paio di anni come “guitar roadie”. La band doveva registrare “The prophet’s Song”, un brano dell’album a cui stavano lavorando, “News of the World”. Mi presentò al boss, Chris Blackwell, fondatore della Island Records. “Benvenuto al Basing Street Studios” mi disse. I suoi capelli, tendenti al rossiccio, tradivano parte delle sue origini. Era figlio di un irlandese e di una giamaicana, ed è in questo studio che, nel 1973, Bob Marley venne a registrare con i The Wailers. Lasciò a Chris il suo cuoco, che ha continuato a lavorare negli studi. Ho mangiato i suoi pasti fino al 1987, almeno cento giorni all’anno, i giorni del mio impegno al Basing prima e SARM West poi. Ripresi a camminare. Ero molto stanco. Il turno di registrazione era iniziato poco dopo mezzogiorno del giorno prima, ma, quella mattina avevo dovuto “liberare canali” e “cablare macchine”, in previsione di un lavoro corale. Gli studi erano stati ceduti da poco meno di un anno. Non era cambiato molto, per me e gli altri residenti. Presero il nome di SARM West e nuovi proprietari erano Trevor Horn e la moglie Jill. Trevor veniva da un’importante esperienza di produttore musicale, da “Video killed the radio star” agli album dei Dollar, di Malcom McClaren e degli Yes. Nel 1985, e poi ancora nel 1992, vinse il premio come “Best British Producer”. Il boss non mi aveva detto molto se non: “Tanto li conosci tutti, senti cosa vogliono fare e soprattutto, che si ricordino che hanno al massimo ventiquattro ore. Ricordalo a Bob che cercherà di tirarla per le lunghe e arriverà in ritardo”. Avevamo già un 48 tracce e, sempre più spesso, i lavori di Trevor “non ne tenevano una a riposo…” come diceva lui. Bob era un pazzo, quasi quanto Trevor e in un turno di ventiquattro ore, avrebbe potuto far succedere di tutto. E se si fosse presentato con qualche decina di strumenti acustici? Ovviamente il loro budget era zero, per cui niente assistente. L’unica cosa che mi consolava era la presenza di Midge Ure. Mi erano piaciuti molto i suoi ultimi lavori come producer e l’avevo conosciuto quando andai a trovare un amico che stava lavorando come “stage manager” con gli Ultravox. Ci sarebbe quindi stato anche lui, quel giorno al SARM West. Bob Geldof arrivò, come previsto, con un paio di ore di ritardo. In quelle ventiquattro ore, che diventarono per me quasi quaranta, davanti ai microfoni del SARM West passarono, oltre a Bob e a Midge, Robert “Kool” Bell, Bono, Pete Briquette, Adam Clayton, Phil Collins, Chris Cross, Simon Crowe, Sarah Dallin, Siobhan Fahey, Johnny Fingers, Boy George, Glenn Gregory, Tony Hadley, John Keeble, Gary Gregory, Tony Hadley, John Keeble, Gary Kemp, Martin Kemp, Simon Le Bon, Marilyn, George Michael, Jon Moss, Steve Norman, Rick Parfitt, Nick Rhodes, Francis Rossi, Sting, Andy Taylor, James “J.T.” Taylor, John Taylor, Roger Taylor, Dennis Thomas, Martyn Ware, Jody Watley, Paul Weller, Karen Woodward e Paul Young.
Da quella sessione uscì il 12” prodotto da Midge Ure e Bob Geldof, Band Aid. Il disco fu realizzato per avviare una grande sottoscrizione mondiale, veicolata dalla musica, per inviare fondi in Etiopia durante il periodo della grande carestia che la colpì. Era la prima volta che un gruppo di artisti eterogenei, tutti famosi, usavano la musica come veicolo collettivo, dimenticando il proprio stile, le proprie musicalità, per creare un’opera collettiva. Anch’io avevo dato il mio piccolo contributo e questo mi faceva sentire importante.
Abbassai la testa per un attimo quando una voce mi raggiunse alle spalle. Era Trevor. “Vai già a casa? Com’è andata?”. Accesi la sigaretta che mi era rimasta incollata alle dita. Alzai lo sguardo girandomi. “Bene boss, ce l’abbiamo fatta ma, volevo tu lo sapessi, io con le Bananarama non ci avevo mai lavorato”. Trevor si mise a ridere e indicò un pub poco distante. Ci incamminammo. Di dormire, non se ne parlava più e della giornata di oggi, non se ne ricorderà nessuno. Sul registro dello studio la “recording session” di Band Aid è segnata, e lo sarà per sempre, per il 25 novembre 1984. Entrai nel pub con Trevor, ma questa è un’altra storia.
Roberto Greco

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