Chiusa una rotta migratoria se ne apre un’altra

In netto aumento l'arrivo di migranti in territorio spagnolo nel corso dell'anno. Oltre 23mila hanno raggiunto il territorio spagnolo ed il 44% sono nordafricani. In aumento anche le vittime

Nel 2006 le rotte verso l’Europa si stavano ancora tracciando e i dati dell’Italia e quelli della Spagna erano grosso modo equivalenti. Quasi quarantamila migranti arrivavano in quell’anno in territorio spagnolo e meno di ventimila in territorio italiano. I numeri più alti in Spagna erano dovuti alla rotta più breve e sicura che dal Senegal conduceva i caicchi attraverso l’oceano Atlantico sulle coste delle Canarie, al largo del Marocco. Politiche attuate in Italia negli anni hanno condotto i trafficanti libici ed i pusher del Niger verso la costituzione della rodata “rotta dei migranti” che dalle coste della Libia traghettavano i subsahariani verso le coste italiane. Per quanto costeggiare la Mauritania ed il Sahara occidentale con le imbarcazioni in uso su quella rotta fosse relativamente più sicuro che attraversare il Mediterraneo centrale fino a Lampedusa, il business si è comunque sviluppato la dove venivano offerte maggiori garanzie circa l’arrivo, grazie all’incredibile lavoro svolto negli anni dalla Guardia Costiera italiana, e le sorti nel dopo sbarco per via della gestione dei migranti su cui l’Italia ha deciso di puntare dal 2006 in poi ed in particolare dopo la prima ondata migratoria massiccia del 2011. Tra il 2006 ed il 2011 infatti i dati annui andavano dai 15.000 migranti, dato di partenza, ai circa sessantamila dovuti alla rottura degli argini conseguente alla “chiusura” – attuata dal Governo Berlusconi e più in particolare dal Ministero dell’Interno di Roberto Maroni – del 2009 e 2010 poi recuperata con le guerre del 2011.

La rotta dei migranti diretti in Europa attraverso il territorio spagnolo adesso risulta in netto aumento. Una ripresa probabilmente dovuta anche alle tensioni della Libia ed al nuovo tentativo di chiusura che il Governo italiano ha attuato questa estate. Oltre 23.000 migranti hanno raggiunto quest’anno la Spagna approdando direttamente sulla penisola iberica, mentre 3.200 sono riusciti ad entrare in territorio spagnolo con l’accesso ad enclavi come Ceuta e Melilla. La base di partenza però non è più il Senegal, mentre per poco la maggioranza dei migranti è attualmente di subsahariani. La rotta verso la penisola iberica ed i territori spagnoli di Ceuta e Melilla, entrambi in territorio geografico del Marocco, riguardano infatti per buona parte quei flussi migratori nordafricani che interessano anche la Sardegna. Il 23,1% dei migranti in questione è infatti di nazionalità marocchina mentre di nazionalità algerina è il 20,9%. L’insieme di subsahariani , nigeriani, ivoriani, guineani, camerunensi, malesi, e di altre nazionalità rappresenta invece il 55,8% del totale. Questi i dati complessivi dell’intero anno fino al 19 novembre forniti dal Ministero dell’Interno italiano. Il dato parziale del secondo semestre però contribuisce potenzialmente ad un aumento dei subsahariani su questa rotta per il prossimo anno. Aumento proporzionale alla riduzione degli arrivi in Libia nel secondo semestre dell’anno in corso. Malgrado la rotta preveda una traversata più breve, non è comunque priva di insidie e non manca quindi di mietere vittime. Nel corso dell’anno sono 161 i morti di cui si ha certezza e tre di questi sono le vittime che domenica mattina hanno perso la vita al largo di Ceuta tentando di raggiungerla.

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