Il grande Silvio!

Editoriale di Mauro Seminara

Quando scende in campo Silvio sembra sempre di sentire il fatidico “Ghe pensi mi!”. In questo caso però viene in mente anche un proseguo della nota frase, una chiusura, qualcosa del genere “che voi fate solo danni!”. I danni in questione sarebbero quelli scaturiti da una improvvida risposta che il candidato alla Presidenza della Regione Sicilia, Nello Musumeci, aveva dato a Lucia Annunziata durante il confronto a cinque tra i contendenti. Musumeci, in quell’occasione, al culmine degli attacchi sui cosiddetti impresentabili, aveva dichiarato di essere entrato a conoscenza dei nomi grazie ai giornali come qualunque altro cittadino siciliano. Ovvie ed immediate le feroci critiche dei competitor, primi fra tutti il Giancarlo Cancelleri del Movimento Cinque Stelle che sulle liste di Musumeci aveva cavalcato parte della campagna elettorale, aveva interpellato la Commissione parlamentare antimafia come il candidato Claudio Fava ed infine aveva anche scritto all’Osce. In ballo, nel corso della trasmissione Rai, c’erano gli ultimi voti liberi. Quelli degli indecisi, che certo non avranno avuto una buona impressione dal candidato presidente che non sa chi lo supporta nella corsa alla Regione Sicilia e chi quindi dovrebbe poi comporre la sua maggioranza all’Assemblea Regionale Siciliana. Far spallucce e dire che hanno fatto tutto i partiti – della “Santa alleanza crociata anti-grillina” – è stata forse la risposta più stupida che Musumeci potesse offrire. Malgrado comprensibile il suo non saper più come giustificare la presenza di denunciati, arrestati e condannati a supporto dell’onesto ed irreprensibile Nello Musumeci. Ecco quindi che “scende in campo” il grande Silvio. L’uomo che tutto ha capito degli italiani e, soprattutto, degli italiani chiamati alle urne. Ieri il grande Silvio era a Palermo per dare una lezione di dialettica politica ai suoi, oltre che agli avversari. Una “lezione di campagna elettorale” a quella coalizione di centrodestra in evidente difficoltà. Un affanno di cui non è possibile fornire il dato, perché la par condicio impone anche il già subentrato silenzio sui sondaggi, ma che possiamo ipotizzare quale grave “emorragia” di consenso del centrodestra a pochi giorni dal voto. Dal pulpito del teatro Politeama di Palermo allora entra in gioco il grande Silvio con un intervento che ricordava quello di Cetto La Qualunque nel dibattito televisivo con il suo avversario. Quello che si conclude con il dubbio del suo spin doctor sulla possibilità che Cetto abbia un po’ esagerato a cui il personaggio di Antonio Albanese risponde rassicurante di aver capito come funziona: “Più spari minchiate e più ti votano!”.
Ecco, ieri Silvio ricordava proprio Cetto La Qualunque. Ad un certo punto il grande Silvio ha anche proposto la libertà edilizia! Si, la libertà di costruire senza la preventiva concessione rilasciata sulla base di autorizzazioni e progetti. Poi, se non potevi costruire o lo hai fatto non attenendoti alla legge, sarai costretto a correggere il manufatto edile. Se poi sei ancora fuori legge ti si fa una bella multa! Geniale! Eccolo il grande Silvio di Arcore. L’uomo che alla legalità degli avversari pentastellati risponde con la libertà di far quel che ti pare senza paura di denunce o demolizioni. Ecco, lui ha capito tutto. Impresentabili? Silvio risolve tutto! Se non vi piacciono non li votate! Ecco fatto, Silvio ha una soluzione per ogni cosa. Anche per questi agguerriti candidati alla vittoria, i “grillini”, Silvio ha una soluzione: Chi li vota è un cretino! Facile. Risolto. Certo, il grande Silvio non è nuovo a certe sparate. Già in passato aveva dato del cretino a qualche milione di elettori. Ma lui sa che la gente dimentica e che l’importante è entusiasmare sul momento, motivare adesso per vincere. Domani è un altro giorno. Poco più tardi, con una video-diretta su Facebook, Luigi Di Maio – in tour elettorale siciliano al fianco del candidato Cancelleri – risponde alle accuse che il grande Silvio ha rivolto al Movimento Cinque Stelle ed al suo programma elettorale. Il candidato alla presidenza del Consiglio dei ministri, Luigi Di Maio, smentisce il grande Silvio sulle intenzioni di introdurre una tassa patrimoniale e di rafforzare la tassa di successione che il re di Arcore ha attribuito al Movimento Cinque Stelle. Un errore del grande comunicatore? No. Probabilmente bastava raccontare ciò al pubblico del canale All News di Mediaset che trasmetteva in diretta tutto il suo intervento. Quanti, ieri pomeriggio, vedendo la diretta saranno andati a verificare il programma elettorale degli avversari? E quanto ci vorrà perché gli avversari riescano a smentire in maniera incisiva? Si vota domenica ed il grande Silvio lo sa bene. Tutto il resto poco importa.
Il Movimento Cinque Stelle, per quel che può importare al grande Silvio, può anche depositare una querela per diffamazione: chissenefrega! Perché dovrebbe preoccuparsene colui che prima dell’arrivo a Palermo è tornato sui giornali per un possibile coinvolgimento, insieme al sodale e co-fondatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri, nelle stragi del ’92 questa volta addirittura in qualità di mandante? Il comizio del grande Silvio, in evidente scarsa forma fisica, con tante frasi incomplete o parole saltate, a braccio, si è concluso con il consueto “cchiù pilu pi tutti” in perfetto stile La Qualunque. Lo ha fatto ricordando che il suo candidato Nello Musumeci può vantare nelle sue liste anche Vittorio Sgarbi, con cui il grande Silvio condivide una certa passione. Quindi la barzelletta di Arcore sulla spiccata componente femminile che accomuna Silvio e Vittorio, entrambi però lesbici. Tripudio. Standing ovation al Politeama di Palermo. Silvio è Silvio! Ma gli elettori, come il grande Silvio sa bene, restano gli elettori. Soprattutto quelli che votano Silvio per atto di fede, convinti che l’uomo di Arcore abbia fatto i miracoli; e nessuno li può contraddire!. Convinti che lui sia l’unico in grado di cambiare davvero le cose, malgrado i fatti dicano esattamente il contrario o, al massimo, che abbia cambiato le cose in peggio. Perché è così, purtroppo. Agli elettori non piace sentirsi dire cosa bisogna fare e che lo stesso elettore debba rimboccarsi le maniche. Agli elettori piace sentir parlare di edilizia libera, di impunità, di sgravi, di eliminazione totale di Agenzia delle Entrate, di rimborsi, di regalie e di “pilu”.
Questo il siparietto monicelliano tra i veri contendenti. Risate amare con la contesa tra Musumeci e Cancelleri. Gli altri…non pervenuti. Sul candidato del signor Matteo “Zeru tituli” Renzi – segretario del partito che dalle europee non ha più vinto nulla – galleggia insieme all’alleato Alfano con esigua percentuale di consenso. Addirittura, stando a voci di corridoio, pare che la coalizione del PD sia pronta a dare voti al candidato del centrodestra già al primo turno. Senza neanche aspettare di confluire in ballottaggio, pur di mantenere quello che appariva già evidente sin dal primo momento: la volontà di far vincere la coalizione del grande Silvio. Fava, appoggiato da Articolo 1 – Mdp, passeggia leggero in una campagna – elettorale – raccogliendo margherite. Ma non certo per volontà della sua lista. Purtroppo, come dimostra il caso di Roberto La Rosa, candidato anch’egli alla presidenza della Regione Sicilia, se i media ti offrono l’1% delle attenzioni non potrai mai aspirare a prendere il 20% dei voti. Claudio Fava non può aspirare alla vittoria perché nessuno, in Sicilia, tra gli editori e nelle posizioni apicali delle redazioni, può essere interessato a dar visibilità ad un uomo che ha contribuito a far si che la Commissione antimafia presieduta da Rosy Bindi si interessasse – per la prima volta nella storia della stessa Commissione – delle infiltrazioni mafiose nell’editoria e che ha scritto e firmato un libro dal titolo “Comprati e venduti – Storie di giornalisti, editori, padrini, padroni”. Claudio Fava ha quindi in comune con il Movimento Cinque Stelle più di quanto si possa immaginare. Oltre a non condividere l’idea di alleanze preventive tra i rispettivi movimenti ma solo sui punti di programma condivisibili, Fava risulta un “nemico” di molti giornalisti che lo amano tanto quanto possono amare Beppe Grillo con la sua invettiva sui “pennivendoli”. Ma a differenza dell’innovatore della comunicazione politica sostenuto dalla Casaleggio & Associati, Claudio Fava non ha strumenti per raggiungere in modo altrettanto potente l’elettorato ed è troppo pragmatico ed elegante per squarciare il silenzio dei media. E Roberto La Rosa…è così piccolo che…”anzi che l’ho invitato!”, direbbe Lucia Annunziata.

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