In Catalogna è in corso l’epurazione degli indipendentisti

Sciolto il Parlamento e commissariata la Generalitat. Mariano Rajoy presidente ad Interim della Catalogna. Destituito il capo del Mossos d'Esquadra, Josep Lluís Trapero. Nuove elezioni il 21 dicembre per il Governo catalano. Da Barcellona Ada Colau invita ancora al dialogo. La Catalogna continua a ritenersi indipendente

Il premier Mariano Rajoy

Con un decreto reale recante il sigillo di Filippo VI, il premier Mariano Rajoy è adesso presidente ad interim della Generalitat di Catalogna. Per la Spagna quindi Carles Puygdemont non è più il presidente della Generalitat e Oriol Junqueras non è più il suo vicepresidente. Insieme ai vertici di presidenza catalana, sono interdetti dai loro uffici altri 150 tra capigruppo del Parlamento catalano, funzionari e personale di fiducia dei responsabili indipendentisti. Destituito anche Josep Lluís Trapero, capo della Polizia catalana, il Mossos d’Esquadra. Trapero era già nel mirino del Governo di Madrid da quando il giorno del referendum i suoi uomini si sono “scontrati” con la violenza eccessiva della Guardia Civil. Trapero aveva tentato di eseguire, e far eseguire, gli ordini ricevuti da Madrid in ottemperanza alla legge ed al buon nome del Mossos. In quella circostanza vari e documentati sono stati i momenti di pericoloso attrito tra le due forze di Polizia con quella catalana che prendeva le difese dei civili vittime di eccessiva gratuita violenza da parte della Polizia nazionale. Già in precedenza era stato destituito il direttore del Mossos per il commissariamento madrileno in vista dell’azione di forza programmata in occasione del “1-o”.

Lo stesso giorno in cui il Parlamento della Catalogna ha votato a maggioranza, e con voto segreto, in favore della costituzione di una Repubblica Indipendente di Catalogna, il Governo di Madrid ha annunciato lo scioglimento dell’infedele Parlamento e le nuove elezioni per il Governo catalano il 21 dicembre. La situazione così creata appare surreale e rimanda ad altri tempi ormai relegati a pagine dei libri di storia. Da una parte c’è un Parlamento che ha stabilito irricevibile il commissariamento e dall’altra uno Stato che ha stabilito irricevibile già solo il tentativo di consultare il popolo per stabilire la volontà popolare di dichiarare l’indipendenza. In mezzo ci sono però i catalani ed i moderati che tentavano invano un dialogo con Madrid per ottenere quanto era stato tolto alla Catalogna sotto il vento della crisi economica dello scorso decennio.

La alcaldessa di Barcellona, Ada Colau, parla di due treni in collisione, definendo quale treno più grosso il Senato madrileno che ha adottato l’articolo 155 della Costituzione – mediante il quale è stato sciolto il Parlamento catalano e commissariato il suo Governo – ed il treno più piccolo quello che continua a lottare per l’indipendenza della Catalogna: Molti di noi hanno avvertito questo pericolo da anni e, nelle ultime settimane, lavorano in pubblico e in privato per evitare questa collisione. “Siamo una maggioranza, in Catalogna e in Spagna, che vogliamo fermare i treni e per il dialogo, il buon senso e una soluzione concordata.” La posizione ancora pseudo-neutrale della sindaca di Barcellona, per quanto comprensibile e dovuta alla sua posizione, si scontra però con un invocato dialogo che Madrid aveva precluso sin dal primo momento inducendo quindi il Governo di Puygdemont a passi che altrimenti forse non avrebbe fatto: il referendum prima e la dichiarazione dopo.

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