L’arte del saper perdere contro se stessi. Condividiamo!

Se c’è una cosa in cui Matteo Renzi eccelle è sicuramente l’arte di resuscitare i suoi avversari politici. Perché l’unica cosa che il “rottamatore” è in grado di rottamare è se stesso, o ciò che gli ruota intorno. Così ha ridato vita a Silvio Berlusconi, che lo ha quasi stracciato alle consultazioni comunali dell’11 giugno. Peraltro dopo aver spaccato il Partito Democratico in due. Spaccatura che solo in un primo momento aveva illuso Renzi ed i renziani di essersi così disfatti delle correnti interne contrarie. Il potere di Renzi è stato però tale da infondere nuova vita anche nella costola scissa del PD, malgrado questi siano scomparsi del tutto dalle pagine della cronaca che li ha omessi, quasi non esistessero, per parecchio tempo. Ma le posizioni sempre più di destra tenute da Renzi hanno fatto rivalutare Prodi e Bersani dagli elettori malgrado il silenzio mediatico. Adesso arriva l’ultima trovata di un segretario del partito di centrosinistra, in piena crisi elettorale, che regala ancora ulteriore consenso ad altri schieramenti: il post di “Matteo ‘Salvini’ Renzi” che recita “aiutiamoli a casa loro”. Non poteva trovare pubblicazione più infelice tale post Facebook, rimosso poco dopo ma troppo tardi perché non arrivasse a fare il giro d’Italia come Gino Bartali. E lo fa dopo giorni di assurdo silenzio sulla vicenda dei migranti e dell’incontro dei ministri degli interni a Tallinn. Alla scarsa capacità di comunicazione del post, che di fatto ha scatenato battute di ogni sorta sull’assonanza agli slogan del leghista Salvini, si unisce la concomitanza di pubblica gogna circa gli accordi che proprio Matteo Renzi ha siglato per andare in deroga alla Dublino con l’operazione Triton e portare così in Italia tutti i migranti soccorsi nel Mar Mediterraneo. Così al PD arrivano bordate da ogni parte. Anche da dove non dovrebbero, vista la spiegazione offerta da Emma Bonino sulla “Non segretezza” dell’accordo siglato dal Governo Renzi e con l’allora ministro dell’Interno Angelino Alfano. Povero Minniti, che per metterci una pezza si è scavato una fossa. Tutti contro Renzi quindi: gli Articolo1 – Mdp che Renzi credeva di aver spazzato via, il Movimento 5 Stelle che adesso si riaccredita con la questione Ong, i Fratelli d’Italia e la Lega Nord che si trovano serviti dall’ex premier una campagna elettorale su un vassoio d’argento ed infine anche Silvio Berlusconi, che il povero Renzi lo accompagnerà fino al patibolo. Il segretario del Partito Democratico forse credeva che l’accordo del Nazareno – o successivi – gli avrebbero permesso di governare dopo una mancata fiducia delle Camere al probabile vincitore M5S grazie all’alleanza di maggioranza effettiva PD-centrodestra. Ma da qui alle elezioni Silvio Berlusconi potrebbe anche non aver più alcun bisogno del PD di Renzi. Europee a parte, eccezione che si può considerare analogamente alla “fortuna dei dilettanti”, Matteo Renzi non ha mai vinto nulla e non ha mai riformato nulla. E questa è l’unica cosa che conta in politica. Cosa che Silvio Berlusconi conosce bene. Dettaglio che conoscono bene anche tutti i leader di schieramenti minori che sotto il suo ombrello alla fine si ripareranno per le elezioni che si terranno nel 2018. Chissà che anche il figliol prodigo Alfano non torni a casa pur di sopravvivere politicamente. E Renzi? Magari si sarà già rottamato con le proprie mani.

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