Lampedusa al voto

Tra offese e calunnie si è conclusa anche a Lampedusa la campagna elettorale. Comizi poco edificanti ed a tratti mortificanti hanno caratterizzato gli ultimi giorni prima del voto

I podi da comizio dei quattro candidati al Comune di Lampedusa e Linosa

La democrazia (dal greco antico: démos,”popolo” e krátos,”potere”) etimologicamente significa “governo del popolo”, ovvero sistema di governo in cui la sovranità è esercitata, direttamente o indirettamente, dall’insieme dei cittadini che ricorrono ad una votazione.

Dal greco antico politikḗ (“che attiene alla pόlis”, la città-stato), con sottinteso téchnē (“arte” o “tecnica”); per estensione: “arte che attiene alla città-stato”, talvolta parafrasato in “tecnica di governo (della società)”.

Nel corso degli anni e del susseguirsi delle tornate elettorali lampedusane abbiamo assistito in crescendo allo svuotamento del significato reale di elezioni democratiche causato sempre di più dalla corsa al potere ad ogni costo, perdendo così quel significato etimologico e di principi sani che questa prassi democratica elettiva poteva ancora avere che si è andata sbriciolando. Assistiamo così alla creazione di liste civiche che diventano vere e proprie accozzaglie di persone con nessun ideale comune tranne forse quello dell’apparente voglia di apparire, se non addirittura per il mero interesse personale.

Nei comizi elettorali, i quattro contendenti ed i loro candidati al consiglio comunale hanno dato mediamente sfoggio di impreparazione politica, programmatica e di carisma, ricercando il consenso nel più banale degli spot populisti o usando le beghe personali degli avversari per urlare dai podi con attacchi sempre più sulla sfera personale di ognuno per un progressivo deterioramento della dialettica politica.

Hanno dimenticato di far conoscere all’elettorato gli obbiettivi programmatici, le strategie amministrative, l’iter socio-economico per una crescita reale. Hanno dimenticato il significato etimologico di parole come Democrazia e Politica. Così abbiamo vissuto queste ultime ore di campagna elettorale prima dell’agognato silenzio elettorale, nella confusione e nell’incertezza, nello sfaldamento in sempre più fazioni – come se guelfi e ghibellini si fossero ulteriormente suddivisi fra loro – ne viene fuori che tutti attendono l’11 giugno come data del giudizio universale senza però comprendere che ci sarà anche il 12 giugno , giorno in cui le vite di tutti dovranno continuare qualunque sia il risultato elettorale. Con la differenza che quest’ultima campagna elettorale così condotta da tutti e quattro i contendenti alla carica di sindaco ha favorito le discordie sociali, familiari e fra le due isole allontanando sempre più quel percorso di crescita possibile solo con la condivisione più ampia degli scopi collettivi e di benessere delle isole Pelagie.

L’unico obiettivo realmente raggiunto sarà quello della sconfitta per le Pelagie poiché si è perso un altro quinquennio. Una perdita che allontana l’obiettivo di un equilibrio socio-economico e politico che potrebbe fare da volano utilizzando le logiche di sinergia, aggregazione e comunità. Le uniche a poter offrire un futuro stabile.

Buon voto!

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